
Finta Porsche un corno, la 914 è un “gioiellino”
Per lunghi anni ha subito le antipatie dei porschisti doc, quelli che hanno occhi e cuore solo per la 356 e la 911, ma oggi, per la Porsche 914, le cose sono cambiate e nel mercato delle auto d’epoca questa piccola spider si è finalmente conquistata il posto che meritava.
PIÙ INVECCHIA, PIÙ DIVENTA BUONA
Niente di cui stupirsi, comunque. Un destino simile, del resto, era toccato alla “sorella” 924, nella quale, proprio come nella Porsche 914, c’è lo “zampino” della Volkswagen: finché erano considerate delle semplici auto usate, entrambe sono state quasi bistrattate; ora che il vintage fa tendenza, invece, le quotazioni sono salite parecchio. E se per una 924 in ordine possono bastare 10.000 euro, una 914, a parità di condizioni, vale oltre il 50% in più. Questo vale per le versioni più diffuse, quelle con i quattro cilindri boxer di derivazione Volkswagen; le richieste per le più rare 914/6, mosse dal 2.0 con due pistoni in più della 911 dell’epoca, nel caso di esemplari completamente restaurati possono superare anche i 100.000 euro. Una bella rivincita, per un’auto che fino a qualche anno fa brancolava nel dimenticatoio.

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DI NICCHIA, MA CHE NICCHIA!
Detto questo, la Porsche 914 resta e resterà un’auto di nicchia. D’altronde, lo è sempre stata, anche se l’intenzione della Porsche e della Volkswagen era creare una sportiva più “abbordabile” della 911 e dai cancelli della fabbrica Karmann di Osnabrück, nella Germania Ovest, dal 1969 al 1975 di 914 ne sono uscite più di 115.000. Numeri a parte, non c’è alcuna ragione per non apprezzare un’auto come la 914. Per carità, si può discutere sullo stile, originale ma meno accattivante di quello della rivale Fiat X1/9, ma la meccanica è praticamente inattaccabile. E non c’è proprio da scandalizzarsi sui boxer di derivazione Maggiolino: fatelo presente, ai quei porschisti dalla memoria corta che, forse, hanno dimenticato da dove è cominciata la storia del marchio che sfoggia la loro fiammante 911…

LEGGERA E RAFFINATA
E poi, 80 CV bastano e avanzano, per divertirsi, in un’auto che ferma l’ago della bilancia a 900 kg e che ci si può godere anche con l’aria tra i capelli (basta sganciare il tettuccio e riporlo nel bagagliaio posteriore). Ok, i 177 km/h dichiarati dalla casa non fanno gridare al miracolo, ma dovete pensare a cosa si prova a sfiorarli seduti a un niente da terra, con un motore raffreddato ad aria che canta piuttosto bene e un’agilità che molte sportive più blasonate possono solo sognare. E poi, va considerata un’altra cosa: alla fine degli anni ’60, i freni a disco su tutte le ruote e l’alimentazione a iniezione elettronica del motore erano finezze tutt’altro che scontate.

LA TIENI IN FORMA SENZA STRESS
L’affidabilità, poi, fa dormire sonni tranquilli: del resto, Hitler aveva chiesto a Ferdinand Porsche di costruire un motore “a prova di bomba”, per l’auto del popolo, e dietro l’abitacolo biposto della Porsche 914 c’è proprio un’evoluzione di quell’indistruttibile quattro cilindri. Uniche accortezze: tenere sempre sotto controllo la pressione e la temperatura del lubrificante, notoriamente due dei principali indicatori dello stato di salute del motore, e avere un bravo meccanico di auto d’epoca per amico, perché purtroppo sono sempre meno le officine che si prendono la briga di tenere in forma le macchine di una certa età. La regolazione del gioco delle valvole, tanto per dire, non è proprio un gioco da ragazzi…

“CARATTERISTICHE”, PIÙ CHE DIFETTI
Se proprio bisogna trovare un difetto alla Porsche 914, ecco, diciamo che il cambio non è dei più… manovrabili. Ma è solo questione di abitudine: una volta che ci si prende la mano, smette come per magia di essere un “ostacolo” al divertimento e diventa semplicemente parte dell’esperienza di guida. Occhio, infine, alle auto trattate senza alcun riguardo, specialmente se hanno problemi di corrosione passante: sistemare una carrozzeria ridotta a una groviera costa un occhio della testa.

























