@ homephase2 | Veloce incontra Roberto Giolito

Roberto Giolito oggi è a capo dell’Heritage Hub della FCA: detentore e organizzatore, dunque, del patrimonio storico del Gruppo. Un compito che impone conoscenza e grandi dosi di visione. Abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo: al suo attivo diversi modelli tra quelli che arredano le nostre città, visto che dal 2011 al 2015 è stato a capo del design della Fiat. La 500 del 2007, su tutte vien da pensare. Anche se l’auto che probabilmente meglio celebra la sua creatività è la Multipla del 1998 (che abbiamo celebrato nel nostro #velocePDF n.5). Un modello iconico, polarizzante quanto a design, di certo venerato dai suoi proprietari. Oltre che esposta nel 1999 al MoMA di New York all’interno della mostra Different Roads, come uno degli esempi delle nuove tendenze della motorizzazione di massa. Coronavirus permettendo, la sua visione pragmatica di ciò che serve è più attuale che mai.

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La mobilità e le automobili stanno seguendo i ritmi di un’evoluzione auspicabile?
La connettività rappresenta la più grande novità di questa anni. Basti pensare ai dispositivi che abbiamo in tasca: hanno cambiato le abitudini e i gesti della nostra quotidianità. L’architetto Castiglioni affermava che non è design ciò che non cambia i comportamenti delle persone; questo per un progettista del design significa introdurre nuove abitudini positive legate alla riduzione degli sprechi piuttosto che introdurre ‘sorprese tecnologiche’ nei nostri ambienti. Per l’industria automobilistica non è diverso: sebbene l’innovazione costante sia il motore del nostro settore, le novità non devono ‘scioccare’ gli utilizzatori. La nostra sfida è sviluppare nuovi componenti e introdurre grandi novità tecnologiche senza alterare il modo in cui gli automobilisti s’interfacciano con la vettura. Ecco perché non mi sembra giusto parlare di immobilismo del settore automobilistico. Le migliaia di componenti rivoluzionate tra una generazione della Panda e un’altra sono soltanto un piccolo esempio di questo grande lavoro che – oltre a coinvolgere l’intera filiera del settore – mette a nudo grandi criticità in tema di sicurezza e garanzie più di ogni altro prodotto. Perché se è vero che un aereo è molto più complesso di un’auto, il suo utilizzo è infinitamente più regolamentato e meno suscettibile di errori umani rispetto a un’automobile.

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Cosa ci può insegnare la storia dell’auto in un momento come questo, di difficoltà?
La diffusione dell’auto ha ormai oltre un secolo di storia. Un tempo nel quale le auto hanno dato risposte ai problemi e alle mutevoli necessità delle persone. Guardando agli esordi, le automobili hanno rappresentato un’alternativa alla trazione animale, mentre dagli anni ’30 – con l’industrializzazione incalzante della società e i nuovi studi di replicabilità su larga scala – le automobili hanno risposto al nuovo bisogno di mobilità di massa che stava interessando la società europea e americana. Le varie culture hanno così dato vita a idee diverse, ma altrettanto straordinarie: in Italia con la Topolino, il capolavoro di Dante Giacosa, la Fiat è stato il primo gruppo industriale a studiare il contenimento degli ingombri senza impoverire la vettura con soluzioni all’avanguardia come la sospensione a balestra trasversale o il motore ‘appeso al parafiamma’ per liberare spazio nell’abitacolo. In Germania il Maggiolino, nato come progetto statale, ha rappresentato la sintesi di un’auto razionale basilare nelle sue soluzioni, ma capace di diffondersi in tutto il mondo. In Francia la 2CV (di cui i primi prototipi risalgono proprio agli anni subito precedenti al secondo conflitto mondiale, ndr) è la realizzazione esemplare di un’auto versatile per i diversi stili di vita dei suoi clienti, ma innovativa allo stesso tempo; innovativa, per esempio, nel proporre una delle prime strutture deformabili all’anteriore per assorbire l’energia cinetica in caso d’impatto frontale. Gli anni 50 hanno poi perfezionato tutte queste grandi novità e, nel segno del boom economico, hanno interpretato sempre meglio i sogni e i gusti delle persone.

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Qual è la sua visione sulla diffusione e l’avanzamento tecnologico della propulsione elettrica?
L’elettrico rappresenta da sempre l’alternativa al motore a scoppio. A proposito di quest’ultimo ritengo che la sue evoluzione e miglioramento dell’efficienza mostri come possa essere ancora interessante e coerente con gli scenari d’oggi e si possa affiancare ai nuovi propulsori a corrente. Già quando ho cominciato a lavorare alla Fiat, l’azienda è stata sempre aperta all’innovazione nel campo delle auto elettriche e proprio il mio primo progetto, la concept Downtown del 1993, era una piccolissima auto a tre posti a trazione elettrica con dimensioni simili a quelle che avrebbe poi adottato la Smart. Da allora il progresso è stato via via più rapido e oggi con la Nuova 500 elettrica, passione, tecnologia e materiali sono i protagonisti. In futuro sarà molto interessante sfruttare le caratteristiche del powertrain elettrico per ridurre l’intrusione della meccanica nell’abitacolo. Infatti con nuove componenti compatte si potranno ’comporre’ con grande libertà forme e spazi delle automobili un po’ come quando si giocava con i Lego. Vetture modulari dove la conformazione degli interni e dei sedili è configurabile a ‘a piacimento’ sono un’idea plausibile di come saranno le auto di domani.

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Dalla monovolume si è passati alla suv. Ci sarà un ritorno alla razionalità nei prossimi anni?
Nel 1995 pensavo che il passaggio alle forme monovolumiche sarebbe stato sempre più veloce: sono infatti queste le forme più intelligenti per  guadagnare spazio rispetto allo sbalzo della vettura. In pochi anni si è invece assistito all’avvento delle suv: alla razionalità delle auto si è collegato l’immaginario di un veicolo capace di percorrere ogni tipo di terreno e dare al guidatore un maggior senso di sicurezza. Tuttavia idee come – ad esempio – il pianale multitasking utilizzato dalla Multipla o la sua intelligente gestione degli spazi, non sono andati perduti e in futuro le auto assorbiranno sempre di più i bisogni di mobilità; assecondando peraltro le necessità di tutti gli utilizzatori. Per questo, idee come il pavimento piatto, in linea con i marciapiede, sono sempre attuali.

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Condivisione o possesso? Il car sharing è ancora il futuro?
Diversi anni fa sono stato uno tra i primi abbonati ad una compagnia di car sharing a Torino, rinunciando a una seconda vettura aziendale per utilizzare un’auto in condivisione nonostante al tempo ci fossero più inconvenienti riguardo questo tipo di uso rispetto a oggi. Come ad esempio la riconsegna del veicolo lì dove l’avevi ritirato. Ecco il punto: il futuro del mezzo condiviso è legato alle periferiche e alle partnership che le case automobilistiche – insieme ai diversi provider di servizi – dovranno creare per offrire soluzioni complete. L’automobile infatti è sempre più collegata alle città nelle quali vive e si sta dimostrando più sensibile a non prevaricare gli spazi che le città hanno riguadagnato. Non scompariranno però le auto della passione che, libere dagli odierni compromessi tra performance e usabilità, saranno i veicoli dove si sperimenteranno le novità tecnologiche più ardite. Anche le auto storiche continueranno ad avere il loro spazio e a fare sistema con quelle moderne; serviranno ancora di più a riconnettersi a qualcosa di più autentico e romantico. Perché l’automobile oltre che mezzo di trasporto deve rimanere un forte elemento culturale. (Illustrazioni di Roberto Giolito per Veloce)

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