I mostri della velocità: gli anni ’90

I mostri della velocità: gli anni ’90

Dopo gli Anni ’80, l’asticella si alza definitivamente. E non di poco. Il quinto episodio della saga Monster of speed, sul tavolo verde degli Anni ’90, cala tre assi in un colpo solo. Mette in gioco 40 cilindri e quasi 1800 cavalli, ma sempre e solo in tre vetture, tre supercar da capogiro, le più pazzesche – a nostro avviso – del decennio preso in considerazione. Questi missili terra-terra sorpassano i 300 km/h senza alcuno sforzo apparente, aggiungendo decine di chilometri orari al valore massimo senza battere ciglio. Negli episodi precedenti abbiamo presentato vetture uniche, eleganti (anni ’50), veloci (anni ’60 e ’70) ed esagerate (anni ’80): questa volta abbiamo raccolto tre esempi – sempre rigorosamente omologati per circolare su strada pubblica – che oggi stanno lì, fermi, su un piedistallo. Sono dei concentrati di genio, ricerca, potenza, tecnologia e coraggio. Sfide personali verso il primato. L’elettronica capillarmente diffusa e i freni carboceramici mancano ancora. Anche solo immaginare di portare al vero limite una delle tre icone che state per incontrare, ci fa venire la pelle d’oca.

3. McLaren F1 E

CIZETA-MORODER V16T (1991). A vederla sembra una Diablo ed in effetti ha molto in comune con la supercar di Sant’Agata Bolognese: a cominciare dal suo designer, Marcello Gandini. Nel 1991 la V16T viene presentata al pubblico grazie alla partnership tra l’imprenditore modenese Claudio Zampolli e il compositore Giorgio Moroder – si, proprio lui – che però abbandona l’avventura poco dopo l’effettiva entrata in produzione della biposto. La Cizeta V16T monta un 16 cilindri a V da sei litri – sono due V8 di provenienza Urraco uniti tra loro – e quattro valvole per cilindro, che produce 540 cavalli. Nonostante i 1700 kg complessivi, copre lo 0-100 km/h in quattro secondi e sfiora i 330 km/h di velocità massima. Il prezzo troppo elevato e i costi per la produzione – artigianale – davvero eccessivi portano la Cizeta a dichiarare bancarotta nel 1994. Pare che, prototipi inclusi, ce ne siano circa 15 in circolazione.

1. Cizeta-Moroder-V16T E

BUGATTI EB110 SS (1992). Alla fine degli anni ’80 Romano Artioli risolleva le sorti del glorioso marchio Bugatti. La produzione non avviene più in Francia, come un tempo, ma in quel di Campogalliano, a pochi passi da Modena. Nel 1991 la casa compie 110 anni e la nuova vettura è pronta: si chiama EB110, è spinta da un V12 quadriturbo che con 560 cavalli vuole bastonare tutta la concorrenza. E lo fa. Nel 1992 arriva la versione Super Sport (SS) che perde due delle quattro ruote motrici, ma anche 150 kg e guadagna 50 cavalli per raggiungere quota 610. Velocità massima 351 km/h, accelerazione 0–100 km/h in 3″3 secondi. È la prima vettura di serie a far registrare un tempo inferiore ai 20 secondi nel chilometro da fermo. Nel 1995, in Finlandia, stabilisce anche il record mondiale di velocità su ghiaccio. Dalla fabbrica ne escono circa 26 esemplari, di cui quattro finiscono nel Brunei e uno – giallo, con interni in pelle blu – nel garage di Michael Schumacher.

2. Bugatti-EB110 A

MCLAREN F1 (1993). Niente. Ad oggi è la vettura stradale aspirata più veloce mai costruita dall’umanità ed è ritenuta una delle pietre miliari nella storia automobilistica. La McLaren F1 nasce dal genio di Gordon Murray e – perlomeno inizialmente – non è una vettura destinata alle corse. Si, perché ha tre posti, due vani bagagli e un livello di comfort/praticità sconosciuti a tutte le sue concorrenti. Alle spalle degli occupanti, un V12 BMW seimila e 627 cavalli a 7400 giri al minuto. Grazie all’uso intenso di carbonio, titanio, magnesio, oro e kevlar pesa solo 1139 kg – forse qualcosina meno. Le sue prestazioni mozzano il fiato ancora oggi: da 0 a 100 km/h in 3″2, da 0 a 300 km/h in 23″ netti e velocità massima di ‘trecentottantaseivirgolasette’ chilometri orari (386,7 km/h). Per 14 anni rimane la stradale più veloce di sempre, in virtù di un’aerodinamica affilatissima che si avvale anche di un sofisticato sistema di controllo attivo del sottoscocca.

McLaren F1

  • 1. Cizeta-Moroder-V16T A
  • 1. Cizeta-Moroder-V16T D
  • 1. Cizeta-Moroder-V16T E
  • 1. Cizeta-Moroder-V16T F
  • 1. Cizeta-Moroder-V16T C
  • 2. Bugatti-EB110 B
  • 2. Bugatti-EB110 F
  • 2. Bugatti-EB110 D
  • 2. Bugatti-EB110 A
  • 2. Bugatti-EB110 E
  • 2. Bugatti-EB110 C
  • 2. Bugatti-EB110 G
  • 3. McLaren F1 A
  • 3. McLaren F1 B
  • 3. McLaren F1 E
  • 3. McLaren F1 C
  • 3. McLaren F1 D
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Un commento su “I mostri della velocità: gli anni ’90”
  • Alberto Spriano ha scritto:

    Come non ricordare l’unica hypercar giapponese V12.
    Potrebbe essere difficile da credere, ma è proprio così.
    Un motore V12 incastonato in una bizzarra creatura a tre diapason.

    Si chiamava Yamaha OX-99-11 e la sua nascita è datata 1989, quando Yamaha decise di impiegare il suo nuovo V12 aperto a 70° da 3,5 litri con 5 valvole per cilindro come nella motocicletta stradale FZ (tre all’aspirazione e 2 allo scarico), nome in codice OX-99, progettato e sviluppato per il campionato del mondo Formula 1 del 1991.

    Yamaha decise di costruire attorno a quel motore ululante un’auto sportiva. Di più iper sportiva.

    Investirono nel progetto la consociata Yamaha GB – Ypsilon, istituita per supportare lo sforzo della F1 che si avvalse come partner tecnico, della britannica IAD.

    La monoscocca a vasca in fibra di carbonio aveva la peculiarità di avere l’abitacolo in posizione centrale sotto un cockpit stile F-15A, quindi due posti in tandem per ridurre la sezione frontale e vincere la resistenza dell’aria.

    Il motore di F1 fu rimappato ed adattato al meglio per l’uso su strada, ma fu comunque capace di esprimere 400 cavalli urlanti a 10.000 giri/min che rapportati a 1150 kg da spostare consentiva di percorrere lo 0-60 miglia all’ora in soli 3,2 secondi e una velocità massima a 217 miglia all’ora, pari a circa 349 km/h.

    Fu lo sfortunato clima finanziario dei primi anni ’90 che consigliò Yamaha a desistere dal vendere un’auto così estrema al previsto prezzo di 800.000 dollari.

    Resta più che mai valida, l’idea della disposizione tandem dell’abitacolo a due posti che con 400 cavalli a disposizione consentiva alla Yamaha OX-99-11 di superare agevolmente i 300 km/h.

    Idea ripresa da Kevin Czinger per la Blade e per la successiva Czinger 21C.

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