
I ragazzi della Mazda MX-5, appassionati e “fuori dal coro”
Sabato 11 aprile 2026, Varano de’ Melegari (PR). Sono passate da poco le otto, tira un’arietta fresca e sotto il sole del mattino più di ottanta Mazda MX-5 brillano in un variopinto mosaico di colori.
UN’AUTO CHE È CULTURA. L’enorme spianata di cemento che dà accesso ai box e alle tribune sul rettilineo principale a mano a mano si riempie dei rombi dei motori che si accavallano e a cui si sovrappone il fragore delle gomme che stridono, mentre i piloti cercano il limite del grip sul liscio asfalto della pista. Al grande raduno dedicato alla spider più diffusa e forse amata al mondo, organizzato dalla Essenza Events col supporto della filiale italiana della Mazda, Samira Barcellona, 22 anni da Alba, è arrivata con la sua prima serie bianca. Prodotta nel 1992 in California e sbarcata in Italia un anno dopo, è la sua prima auto d’epoca e di strapazzarla tra i cordoli proprio non se la sente: “Non ha le gomme adatte e poi, prima di farci un track day, voglio irrigidirle un po’ le sospensioni”, spiega a Veloce raccontando della sua passione per quegli anni ’90 che non ha vissuto e per Initial D, celebre fumetto e serie TV giapponese dell’epoca nei quali, tra le tante auto del paese del Sol Levante, compare anche una MX-5 proprio come la sua.

IL MOTORE? PRIMA VIENE TUTTO IL RESTO. Cappello da cowboy, sigaro in bocca e occhiali da sole specchiati, lo svizzero Lars Misch sembra il classico tipo che per superare la fatidica crisi di mezza età ha scelto di comprarsi una macchina sportiva. Della sua grigia ND da 184 CV dice con una certa soddisfazione di averla comprata “giusto in tempo prima che smettessero di produrre la 2.0”. Oggi, in effetti, in vendita è rimasta solo la 1.5, che con oltre 50 CV in meno è meno rapida, ma non è certo lenta e in ogni caso tra le curve fa valere il peso inferiore regalando le stesse soddisfazioni. E poi, non è una leggenda metropolitana che per i “puristi” è proprio quella col motore più piccolo la versione più fedele allo “spirito” originale del modello: una sportivetta capace di regalare tanto divertimento senza dover per forza guidare “col coltello tra i denti”.

C’È CHI HA SETE DI CAVALLI. Ma il mondo che ruota intorno alla Mazda MX-5 è a dir poco vario e, ovviamente, c’è chi non la pensa così. È il caso del ventisettenne fiorentino Leonardo Peretti, che è sempre andato matto per la sua NC 2.0 nera ma non ritenendola sufficientemente veloce ha pensato bene di metterle il turbo. Ma letteralmente, non per modo di dire. Così l’auto ha guadagnato un centinaio di cavalli, arrivando a quota 260 e fischia, e con i chilometri percorsi tra un pieno di benzina e l’altro hanno iniziato ad accorciarsi pure i rettilinei o, come ben più poeticamente li definitiva il grande Stirling Moss, quei “tratti noiosi che collegano le curve”. Ha trasformato in una piccola “belva” la sua spider anche un altro giovane toscano, Gabriele Furia, 26 anni da Massa, che abbiamo incontrato con la testa china sul motore della sua NB arancione e le mani sporche di grasso. “Ho tolto il 1.6 originale e messo un 1.8 che fornisce circa 200 CV grazie a un compressore volumetrico”, ci spiega mostrandocene la cinghia spezzata dopo un paio di giri con il piede giù a tavoletta. “Ora monto quella di riserva e, se si rompe pure quella, mal che vada torno a casa col motore aspirato”, conclude senza fare una piega.


OGNI VIAGGIO È UN TUFFO AL CUORE. Infine c’è chi, come Gianluca Bonesso, trentatreenne di Forlì, la Mazda MX-5 la usa per imbarcarsi in imprese in cui di solito ci si imbarca con una grossa fuoristrada attrezzata di tutto punto con tanto di taniche di carburante e tenda sul tetto. “Lo scorso febbraio sono andato fino a Capo Nord, in Norvegia”, racconta placidamente seduto sul cofano della sua avventurosa NA rossa con l’aria di chi l’ha appena rimessa in garage dopo il giretto di rito domenicale, facendo sembrare quasi normale il fatto di essersi sparato 9.300 km con un macchina sportiva tra tempeste di neve, laghi ghiacciati e picchi di – 35ºC. Ma di normale, in realtà, in questi ragazzi non c’è proprio nulla e qui sta il bello di un’auto come la Mazda MX-5: riuscire a trasmettere quella dose extra di passione, quel pizzico di sano romanticismo che separa chi si limita a guidare dal punto A al punto B da chi viaggia per godersi il percorso, senza curarsi troppo della meta.






















