Lancia Thema: il ritorno alle origini

Lancia Thema: il ritorno alle origini

Nel 1984, dopo il successo della Delta e della Prisma, a dare nuova linfa alla Lancia contribuisce la Thema, un modello che va a inserirsi in un segmento, quello delle berline di lusso, in cui nei decenni precedenti la casa torinese era stata protagonista con l’Aurelia e la Flaminia, due modelli di grande prestigio ed eleganza.

MISSIONE POSSIBILE. Reduce dalla travagliata gestione Pesenti – nella quale, in quasi quindici anni, non era mai esistito un compromesso accettabile tra efficienza produttiva e costi d’investimento –, quando nel 1969 la Lancia viene assorbita dalla Fiat è un’azienda sull’orlo del collasso. All’inizio degli Anni ’80, superata la fase più critica e rimessi in ordine i conti, il compito che attende il gruppo guidato da Gianni Agnelli non è facile ma neppure impossibile. La Delta e la Prisma sono i primi frutti di una politica che nell’ottimizzazione della produzione e nell’ampliamento della gamma aveva avuto la chiave di volta per risollevare le sorti della Lancia. Ma per chiudere il cerchio e proseguire verso un maggior consolidamento serve ancora un modello. Un’auto in grado di aumentare ulteriormente i volumi produttivi e, al contempo, di trasmettere in pieno i valori fondativi di un marchio conosciuto in tutto il mondo per la qualità e la raffinatezza tecnica delle proprie automobili.

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SINERGIA VINCENTE. Di qui l’idea della Thema, che dev’essere una vera Lancia ma con un occhio al portafoglio, pena vanificare gli sforzi fatti fino a quel momento per rimettere in sesto le finanze dell’azienda. All’inizio degli Anni ’80, con una bella fetta del budget già destinata allo sviluppo della Prisma e allo studio di nuovi sistemi di sovralimentazione per i modelli esistenti – cui vanno ad aggiungersi, peraltro, i non trascurabili investimenti per il ‘programma 4×4’ –, prende sempre più corpo l’ipotesi di una joint-venture. L’obiettivo è realizzare una piattaforma adatta a più modelli, anche di marchi differenti, riducendo così i costi di sviluppo. In virtù di un accordo con la Saab, viene varato il progetto Y9, un’architettura dalla quale nasceranno sulla sponda svedese la 9000 e, in Italia, oltre alla Thema, la Fiat Croma e l’Alfa Romeo 164. I vincoli imposti da un’integrazione così forte non saranno un grosso problema per Giorgetto Giugiaro, il cui estro creativo si manifesta – sin dai primi bozzetti – attraverso l’idea di una berlina elegante, semplice nelle forme ma di grande impatto. L’armonia dei volumi, la simmetria delle parti, il disegno classico della calandra: nella Thema, in equilibrio tra rigore e immaginazione, si ritrovano pressoché tutti gli aspetti del linguaggio formale che in passato aveva contribuito a costruire il mito delle automobili Lancia.

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UNA VERA LANCIA. In un momento storico in cui, nella progettazione di un’auto, l’integrazione tra meccanica ed elettronica segna un punto dal quale non si tornerà più indietro, la Thema è una ventata di modernità. Dispositivi elettronici come il sistema antibloccaggio ruote (che interviene quando la pressione esercitata sul pedale del freno è eccessiva rispetto all’aderenza tra ruota e fondo stradale) o il Control System (che permette di monitorare in tempo reale tutta una serie di parametri fondamentali per la sicurezza di marcia e la salvaguardia degli organi meccanici) fanno della nuova ammiraglia di casa Lancia una macchina sicura, facile da guidare e al passo coi tempi. E se sotto il cofano si nasconde un mare di tecnologia, dentro si viene accolti in un salotto che vuole riportare indietro nel tempo e ricordare molto da vicino le Lancia del passato. La qualità dei materiali e delle rifiniture, unita a una silenziosità e a un comfort ai vertici della categoria, rimanda a suggestioni quasi mitiche. È come se nella Thema, quasi per magia, rivivesse a decenni di distanza la leggenda del panno Lancia o, ancora, quella delle portiere che si chiudevano da sole, senza sbattere. Prerogative a cui i lancisti doc – raffinati conoscitori del mezzo meccanico prima ancora che automobilisti – non sarebbero mai disposti a rinunciare.

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TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE. Ma qual è il modello della storia recente della Lancia a dettare le linee guida per il progetto della nuova ammiraglia? Lo spiega bene Wim Oude Weernink, decano del giornalismo automobilistico olandese, che nel suo libro La Lancia (un’opera imprescindibile per chiunque desideri rimpolpare la propria cultura lancista, ndr) sottolinea come “la concezione tecnica della Thema è una reinterpretazione intelligente e moderna della Beta”. Dalla prima Lancia dell’era Fiat, che come da tradizione ormai consolidata aveva la trazione anteriore, vengono riprese le sospensioni, il posizionamento del motore e altre soluzioni di dettaglio. Non mancano tuttavia alcune importanti novità, come il ‘telaino’ anteriore che supporta il motore: una soluzione che consente di raggruppare il sistema di propulsione e di direzione in un unico blocco, con ovvi vantaggi in termini di comfort e tenuta di strada. Altra innovazione è costituita dalle sospensioni posteriori autolivellanti, comandate da un regolatore d’altezza che mantiene automaticamente la vettura nell’assetto migliore, ovvero quello di progetto.

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ELEGANZA SPORTIVA. Al lancio, i motori disponibili sono quattro, tre a benzina e un turbodiesel. Il propulsore a quattro cilindri di due litri a iniezione elettronica è disponibile sia aspirato sia turbocompresso. In quest’ultima configurazione, per la prima volta su una berlina di serie europea, vengono adottati due alberi equilibratori per annullare gli squilibri delle forze alterne d’inerzia: il risultato è un funzionamento talmente regolare da essere paragonabile, sia al minimo che ai regimi più elevati, a quello di un motore a sei cilindri. Ed è proprio un V6 il propulsore più nobile della gamma. Quest’unità – appartenente alla famiglia dei motori PRV, sviluppati in joint-venture da Peugeot, Renault e Volvo a cavallo tra gli Anni ’70 e ’90 – viene scelta anche per equipaggiare le 24 Limousine allestite dalla casa, riconoscibili per il passo allungato e per il terzo finestrino ricavato in corrispondenza del montante centrale. Discorso a sé merita la celebre versione 8.32, ribattezzata subito dagli appassionati Thema-Ferrari per via del motore fabbricato a Maranello, un V8 di quasi tre litri del tutto simile a quello montato sulle berlinette 308 e Mondial. Un autentico bolide in abito da sera che i fortunati clienti non ritiravano in concessionaria, ma nella fabbrica Lancia del borgo San Paolo, a Torino. Un luogo magico di cui oggi non restano che capannoni mutilati ed edifici abbandonati, ma dove – con un po’ di fantasia – è ancora possibile sentire il rumore dei magli e delle presse che davano forma a quelle automobili così eleganti e raffinate. Con le portiere che si chiudevano da sole, senza sbattere…

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