Le Opel Astra che non ti saresti mai aspettato

Le Opel Astra che non ti saresti mai aspettato

LA RIVOLUZIONE DI 25 ANNI FA. Nel 1998 veniva presentata la seconda generazione dell’Opel Astra, contraddistinta dalla lettera G. Rispetto all’edizione precedente (che, comunque, rimane il modello più venduto di sempre nella storia della casa tedesca) aveva uno stile più “fresco” e la carrozzeria era più robusta e, per la prima volta, completamente zincata, per tenere a distanza l’incubo della ruggine. Non solo: sul fronte della sicurezza vantava lo sgancio automatico dei pedali del freno e della frizione in caso di urto frontale, per ridurre il rischio di ferire le gambe e i piedi del conducente, e anche nuovi fari, con un fascio luminoso più potente del 30%.

Opel Astra V8 DTM con Manuel ReuterCOUPÈ E MOTORE V8 PER IL DTM. Ma qui vogliamo goderci il secondo atto della saga dell’Opel Astra assaporandone le pagine meno note. Una buona idea è quella di riportare le lancette dell’orologio ai primi anni 2000 e immaginarsi seduti sulle tribune del rettilineo del Nürburgring: eccola lì l’Astra V8 bianca e gialla di Manuel Reuter che sfreccia velocissima giocandosela con tutte le avversarie, a cominciare dalla connazionale Mercedes. La versione da corsa, con carrozzeria coupé, della media di Rüsselsheim, sull’asfalto dei circuiti del Campionato Turismo Tedesco (DTM) si è misurata per quattro anni consecutivi, dal 2000 al 2003. Un’avventura che parla anche un po’ italiano, con il tricolore portato in gara dalla scuderia Euroteam e dal suo alfiere Stefano Modena che, tra il 1987 e il 1992, aveva disputato 81 GP di Formula 1. Il miglior piazzamento finale della Opel Astra fu il secondo posto nella stagione d’esordio del team Phoenix, ottenuto grazie ai nove podi di Reuter e alle tante gare concluse a punti dal compagno di box Michael Bartels.

Opel Astra OPC X-tremeFOLLIA X-TREME. Da quel bolide mosso da un V8 da circa 500 CV, che in comune con l’Astra di serie non aveva nulla, se non la forma di massima della carrozzeria (opportunamente allargata, ribassata e solcata dappertutto da prese d’aria), nel 2001 la Opel tirò fuori l’Astra OPC X-treme. Teoricamente predisposta anche per la guida su strade aperte al traffico, ma decisamente più a suo agio sul nastro d’asfalto di una pista, la Opel Astra più estrema di tutti i tempi condivideva circa il 50% dei componenti con la sorella da corsa, rispetto alla quale pesava solo 50 kg in più e aveva 56 CV in meno, per un totale di 444 CV. La potenza veniva scaricata tutta sulle ruote posteriori ed era tenuta a bada da un impianto frenante con dischi in carbonio grandi quanto una pizza al mattone.

Opel Astra OPC X-tremeAVREBBERO DOVUTO FARNE ALMENO DIECI… Bastava guardare l’Opel Astra OPC X-treme per immaginarsi track-day indimenticabili: ed era proprio quello che spinse dieci collezionisti dal piede pesante e dalle tasche profonde ad ordinarla a scatola chiusa, disposti a versare nelle casse della Opel la bellezza di un milione di marchi tedeschi senza batterie ciglio. Ma quando tutto sembrava pronto per l’avvio di una piccola produzione, l’11 settembre 2001, proprio mentre i riflettori del salone di Francoforte illuminavano l’ Opel Astra V8 da corsa, si consumò il tragico attentato delle “Torri Gemelle” che sconvolse l’America e il mondo. E a quel punto il mondo divenne un posto diverso per tutti, anche per i costruttori di automobili, nel quale non poteva esserci spazio per una macchina così “folle”.

Opel Astra OPCDALLA OPC ALLA GSE. Decisamente più “terrena”, ma comunque stuzzicante per gli automobilisti di tutti i giorni con il pallino della bella guida, fu la Opel Astra OPC, declinata pure nelle versioni station wagon e cabriolet. Debuttò sul finire del 2002, quando la media della casa del fulmine si era appena concessa una bella “rinfrescata” di carrozzeria. La OPC sbarcò nel territorio delle hot hatch per fare “a sportellate” con pesi massimi del calibro della Volkswagen Golf GTI e dell’ancor più potente R32, della Honda Civic Type-R, della Ford Focus RS, dell’Audi S3 e dell’Alfa Romeo 147 GTA. Con i 192 CV offerti dal suo motore 2000 turbo a 16 valvole, la versione ad alte prestazioni dell’Astra non era la più potente e neppure la più veloce del gruppo, ma scattava comunque con decisione, toccando i 100 all’ora con partenza da fermo in poco più di 7 secondi e fermando la lancetta del tachimetro a 240 km/h. Ma erano comunque numeri migliori – a puro titolo di paragone – di quelli della nuovissima Astra GSe ibrida plug-in, i cui 225 CV forniti dal 1.6 turbo elettrificato, promettono lo “0-100” in 7,5 secondi e 235 km/h.

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