#museumpills: il parafango, l’evoluzione

#museumpills: il parafango, l’evoluzione

Il settimo di questi approfondimenti è dedicato ad un elemento tanto ignorato quanto fondamentale: il parafango, elemento che si è evoluto parecchio nell’arco degli anni e che ha protetto per decenni gli occupanti delle vetture da sporco, acqua, fango… e non solo. Le ruote dei primi veicoli motorizzati erano coperte da sottili strisce di metallo o legno; avevano delle forme così eleganti che in Germania le chiamavano ‘flügel’, ovvero ali e spesso erano gli stessi elementi che venivano montati pari pari sulle carrozze. La loro funzione principale era quella d’impedire che le ruote sollevassero dalla strada i bisogni fisiologici dei cavalli, sovente abbandonati in strada dopo il loro passaggio. Sul finire del XIX secolo il chimico inglese Henry Letheby si preoccupò d’analizzare lo sporco presente lungo le strade londinesi per chiarire da cosa i parafanghi dei veicoli di fatto proteggessero: non solo dal letame, ma anche – per oltre il 30 percento – da polvere generata dallo sfregamento dei ferri di cavallo o dagli zoccoli su selciati e ciottolati che andava ad aggiungersi alla sporcizia di strada. E quando pioveva era davvero un disastro.

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PROTEZIONE E DESIGN. I parafanghi si rivelavano ancora più utili sui percorsi di campagna che, al contrario di quelli urbani, raramente erano pavimentati e molto spesso erano costituiti unicamente da terra, sabbia e polvere. Poi, un bel giorno, con il progresso arrivò l’asfalto e tutte le strade del mondo — o quasi — iniziarono ad apparire così come le conosciamo oggi ovvero ricoperte da una miscela naturale di idrocarburi solidi e semifluidi per lo più costituiti da bitume. L’asfalto non ha reso i parafanghi obsoleti anzi, con l’aumentare delle velocità di percorrenza, è aumentato anche lo sporco sollevato dai pneumatici a contatto con il manto stradale: polvere, detriti e soprattutto acqua in caso di pioggia abbondante. Man mano che i pneumatici crescevano di misura, i parafanghi s’allargavano di pari passo e col passare del tempo apparivano sempre più integrati nel corpo vettura fino a raggiungere le sembianze attuali — guadagnate verso la fine degli anni Trenta. Fino a questo momento le auto erano delle vere e proprie opere d’arte semoventi: le loro linee spesso sfruttavano le curvature dei parafanghi per disegnare carrozzerie filanti e sinuose. Vi ricordate la Mercedes-Benz 540K Streamliner?

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SU STRADA. E IN PISTA? Dalla fine degli Anni ’50 in poi il Ponton design – caratterizzato dall’assenza di parafanghi separati dal corpo vettura e da predellini o pedane lungo le fiancate ormai ‘lisce’ proprio come le vetture di oggi – finì col prevalere nelle vetture di produzione, per sempre. Dall’arrivo della 300 SL W198 e della 190 SL W121 nel 1954, la Stella a Tre Punte non tornò mai più indietro – e così fecero tutti gli altri marchi. Le monoposto da corsa erano e sono tutt’ora generalmente sprovviste di parafanghi: eccezion fatta per la mitica Mercedes-Benz W196R che era disponibile sia con carrozzeria a ruote coperte, sia a ruote scoperte — da utilizzare a seconda dei tracciati.

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