Papà Twingo e mamma Ferrari: la vera storia della Renault Clio V6

Papà Twingo e mamma Ferrari: la vera storia della Renault Clio V6

Esuberante, potente, anticonformista. Stiamo parlando della Renault Clio V6, l’ultima vera “follia” in ambito hot hatch dell’automobilismo recente. Nata 25 anni fa, questa “belva” biposto ha fatto innamorare più di una generazione di appassionati. Ma quanti conoscono la sua vera storia? 

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UNA FUSIONE FOLLE E GENIALE. Anni ’90. La Renault, che viveva ancora nel mito della Renault 5 GT Turbo e con la Renault Espace F1 aveva già dato prova della sua creatività in materia di follie su ruote, decise di pensare a una nuova utilitaria con prestazioni esagerate. Sarà proprio la Clio V6 che, però, il suo ideatore non pensò di derivare… dalla Clio. Lo ha raccontato qualche anno fa, in un bel video, il progettista Axel Bruen, spiegando di aver tratto ispirazione da un mix decisamente improbabile, una sorta di fusione tra la Ferrari 308 e la Renault Twingo.

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DOVEVA ESSERE… UNA TWINGO
 La cosa bella è che tutti noi a ragione riteniamo la Renault Clio V6 come un “mostro” di potenza e agilità. Ma dovete sapere che Bruen aveva in mente una super Twingo che, sottopelle, nascondeva la raffinata e potente meccanica di una Ferrari 308, con il suo bel V8 dietro l’abitacolo a due posti secchi.

Può sembrare strano, ma non era un’idea campata in aria: il passo (la distanza tra i centri delle ruote anteriori e posteriori) delle due auto era praticamente lo stesso. L’entusiasmo di Bruen era palpabile, ma suo malgrado questa strana creatura non prese mai forma. 

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AL CUOR NON SI COMANDA
L’idea di creare una citycar ad alte prestazioni originava dall’ammirazione profonda per la Twingo di Bruen, a cui proprio non andava giù che la sua beniamina fosse mossa da un piccolo motore derivato da quello della Renault 4 degli anni ’60.

Così il progettista piazzò sotto il cofano della Twingo il 3 cilindri turbo a 12 valvole della Daihatsu Charade GTT, abbandonando l’idea poco dopo per alcuni problemi di elettronica. Decise comunque di non arrendersi e si costruì la folle idea di trapiantare nella citycar la francese la meccanica di una Ferrari 308. 

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MUSA ISPIRATRICE. Non se ne fece nulla, ma l’idea non si dissolse del tutto. Quel folle progetto finì sulla scrivania dell’allora capo dello stile della Renault, Patrick Le Quemont, che passò i bozzetti ai progettisti incaricati di dar vita alla Clio V6. Non c’era più la Twingo e al posto del V8 Ferrari fu scelto un 3.0 con due pistoni in meno (il V6 siglato L7C della berlina Laguna), ma ne uscì comunque un’auto eccezionale: leggerissima e con 230 CV, la Renault Clio V6 “bruciava” lo “0-100” in meno di sei secondi e superava i 230 km/h.

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Un commento su “Papà Twingo e mamma Ferrari: la vera storia della Renault Clio V6”
  • carburettor_guy ha scritto:

    Non conoscevo questa storia! Certo una Twingo V8… sarebbe stata una figata pazzesca, anche se trovo più “azzeccata” la Clio V6 come mamma Renault la fatta. La prima serie, in particolare, è un capolavoro a livello di stile (da guidare, penso sia un petardo difficile da gestire). Qualcuno l’ha mai provata ragazzi??

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