Peugeot: le concept più straordinarie del Leone

Peugeot: le concept più straordinarie del Leone

PEUGEOT QUASAR (1984). Cosa succede se si potesse costruire una macchina da corsa libera da ogni vincolo omologativo? A questa domanda nel pieno dei successi della Peugeot nei rally gli uomini della casa francese rispondono con la concept Quasar. Utilizzando come base proprio la vittoriosa auto da rally Gruppo B, la 205 T16 si trasforma in una fenomenale coupé a motore centrale, due posti secchi e carattere belluino. Sul pianale viene installata la meccanica della 205 ‘Maxi’ con 4 cilindri turbo posteriore-centrale e trazione integrale. Da quest’ultima provengono anche sospensioni e freni. Lo straordinario è quello che succede sopra gli occupanti: un body piccolo, iper slanciato, con la greenhouse che forma un blocco unico con il lungo parabrezza basso, avvolgente, super-inclinato. I fianchi avvolgono il corpo vettura completamente e vanno, alzandosi verso il tetto, a costituire il volume delle porte. Queste si alzano con movimento a forbice come la Lamborghini Countach. Poco più indietro si aprono due grandi prese d’aria che vanno verso motore e organi posteriori.  Volgendo verso il retro ‘a coda tronca’, l’area del propulsore è a vista. La carrozzeria forma un arco che diventa un’ala stabilizzatrice: subito sotto c’è una generosa coppia di minacciosi scarichi con finale a tromba.

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PEUGEOT OXIA (1988). Nel 1988 Peugeot si apre un varco di prepotenza tra Ferrari F40, Porsche 959, Jaguar XJ220 Concept con 12 cilindri, Lamborghini Countach e Cizeta V16 con una mega GT totalmente marciante e capace di traguardi siderali. La Oxia è un’hypercar cosmica il cui nome, riferito a una regione di Marte, evoca astronavi, primati tecnologici e lo scenario di un futuro anteriore. Infatti, benché concepita senza scopi sportivi ma per esaltare le capacità del marchio, è un’apoteosi di tecnologia e prestazioni a 360 gradi: ha il telaio in alluminio ricoperto da carrozzeria in materiali compositi, la trazione integrale con quattro ruote sterzanti e un V6 biturbo capace di 680 cavalli. Dietro il suo design avveniristico c’è un progetto concreto e rigoroso. Lo dimostrano i pannelli solari sul cofano che azionano il condizionatore, i differenziali a controllo elettronico e il sistema di comunicazione interno che integra radio, telefono, computer e climatizzatore. Le prestazioni sono impressionanti e dimostrano il valore del prodotto: durante un test sull’anello di Nardò il collaudatore della Michelin Jean-Philippe Vittecocq raggiunge agilmente i 350 km/h.

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PEUGEOT 907 V12 (2004). Nei decenni Peugeot non ha mai costruito una GT nella filosofia degli Anni ’60: tremendamente bella, irresistibile, poetica e possente. Ma nel 2004 la casa del Leone dimostra nuovamente il suo savoir faire: la 907 è una coupé eterea, compatta e mostruosa, un omaggio alle Gran Turismo plurifrazionate della Dolce Vita. È una grandiosa supercar con trazione posteriore ad altissime prestazioni, con un lungo e sinuoso frontale (e un enorme bocca per convogliare aria al propulsore); la coda è molto compatta, proprio come le sue antenate dell’agguerrita concorrenza, specialmente italiana. L’abitacolo è altrettanto lussuoso e completamente rifinito in pelle. Sotto il cofano la Peugeot 907 ospita un dodici cilindri longitudinale di sei litri (ottenuto dall’unione di due sei cilindri in linea di tre litri presi dalla produzione) che sprigiona 500 cavalli. Il layout prevede cambio meccanico a sei marce, architettura transaxle e sospensioni a doppi triangoli. Purtroppo resta solamente una concept.

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PEUGEOT 908 RC CONCEPT (2006). Al Salone di Parigi 2006 Peugeot presenta un ambizioso prototipo ricco di significati: epitome di lusso, apoteosi di sportività, trionfo di tecnologia. La 908 RC anticipa contenuti di due modelli: la berlina di rappresentanza 607 e il prototipo da competizione 908 HDI che avrebbe rivaleggiato con l’Audi R10 nel Campionato Endurance 2007 (ma, soprattutto, alla 24 Ore di Le Mans). È un’enorme berlina extra lusso con un layout fuori dal comune rispetto a qualunque proposta della concorrenza: è lunga cinque metri e sotto i fianchi burrosi pulsa un poderoso dodici cilindri turbodiesel con due turbocompressori: è installato in posizione centrale-trasversale e fornisce 700 cavalli e 1.200 Nm di coppia massima scaricati sulle ruote posteriori dal cambio sequenziale a sei marce.

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PEUGEOT L500 R HYBRID (2016). Nella preistoria dei motori le auto erano soprattutto: spider e da competizione. Nel 1916 il leggendario Dario Resta, figura mitologica tra gli appassionati di corse, vince la 500 Miglia di Indianapolis con la Peugeot L45 e lancia il Leone sulla cima dell’Olimpo delle corse. Nel 2016, a cento anni da quel successo, la L500 R Hybrid ne perpetua i fasti proiettandoli nell’immaginifico futuro dei videogame. È un’avveniristica coupé che unisce il potente motore termico della RCZ-R (270 cv) al valore innovativo dell’elettrico: monta, infatti, due propulsori alimentati a batterie, uno per asse, per complessivi 500 cv e 730 Nm di coppia. Le prestazioni sono in asse con le caratteristiche di un’auto da corsa: 0-100 in 2″5 e tempo sul chilometro da fermo in appena 19″.

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Un commento su “Peugeot: le concept più straordinarie del Leone”
  • t5457925 ha scritto:

    auto molto spinte ,che se prodotte non sfiguravano nei marchi premium, ma qui avete dimenticato la scheda tecnica dell quasar:

    La Peugeot Quasar, piccola sportiva che, nonostante il design sportiveggiante, rimase una concept car a tutti gli effetti, venne presentata dalla Casa francese al Salone di Parigi del 1984.

    Slegata dai canoni stilistici legati alla produzione di serie, la Quasar poteva osare e dare piena libertà ai suoi progettisti. Mantenuto lo chassis della 205 T16, ecco allora comparire una grande bolla di vetro di chiara ispirazione aeronautica sorretta da sottilissimi montanti mentre le porte sono ad apertura ad ali di gabbiano.

    L’interno, di colore rosso fiammante, voleva rappresentare una visione futuristica di ciò che, in linea di massima, vediamo oggi sulle vetture di alta gamma: quadro strumenti digitale, navigatore satellitare e un cockpit che la faceva più somigliare ad un’astronave.

    Se l’interno si faceva notare, si può affermare lo stesso per gli esterni: la Peugeot Quasar infatti appare molto bassa e vicina al terreno, mentre due grosse prese d’aria laterali (a noi ricordano quelle della Bugatti Veyron) permettevano il raffreddamento del propulsore, un 1.600 spinto fino alla strepitosa potenza di 600 CV, lo stesso della 205 T16, dominatrice a metà degli anni ’80 del temutissimo Gruppo B (dominò il mondiale ’85 e ’86), da molti considerato come l’apice più alto mai raggiunto dal rallismo mondiale.

    Quest’ultimo, lasciato completamente scoperto, sfogava i suoi vapori attraverso due grossi tubi di scarico, cromati e allargati nella parte terminale. A vista le ruote posteriori, mentre l’unico punto vistosamente in comune con l’auto dalla quale ereditò telaio e meccanica sono i fanali posteriori.

    La Peugeot Quasar è ora esposta al Museo Peugeot di Sochaux, in Francia.

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