Porsche, una 356… con lo zampino dell’Abarth

Porsche, una 356… con lo zampino dell’Abarth

Ferma l’ago della bilancia a 780 kg, ne hanno costruite solo 21 in Italia ed è nata grazie a una collaborazione con un’azienda di elaborazioni meccaniche legata a doppio filo con il gruppo Fiat. Pochi indizi, ma inequivocabili, per chi conosce a menadito la storia della Porsche. Per tutti gli altri, senza ulteriori giri di parole, la risposta alla fatidica domanda “Di che macchina stiamo parlando?” è Porsche 356 Carrera Abarth GTL. 

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SEMISCONOSCIUTA, EPPURE… Ricordare la Porsche 356 Carrera Abarth GTL nel 2023, nell’anno dei festeggiamenti per il 75º anniversario della casa di Zuffenhausen, è l’occasione ideale per riscoprire un modello tanto poco conosciuto quanto importante nel dare una nuova veste e una nuova direzione alla lunga avventura della cavallina bianca di Stoccarda in uno dei suoi tanti momenti di snodo. Pochi sanno, per esempio, che le forme affusolate della carrozzeria di questo bolide, modificata a partire da quella della 356 B di fine Anni 50, hanno in qualche modo ispirato quelle della 911, l’auto destinata a diventare l’icona globale per eccellenza del marchio Porsche.

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L’INTESA TRA “FERRY” E KARL. Ma qual è la genesi della Porsche 356 Carrera Abarth GTL? All’alba degli Anni 60 il grintoso quattro cilindri boxer raffreddato ad aria, da solo, riesce solo in parte ad attenuare l’aumento di stazza della 356 B, che pesa oltre tre quintali in più rispetto alla capostipite, ovvero la mitica 356 No.1 del 1948. “Ferry” Porsche e i suoi collaboratori intuiscono immediatamente che, per essere competitiva nelle corse, quell’auto, oltre che di un motore più potente, ha bisogno di una cura dimagrante e di una carrozzeria più aerodinamica. Piuttosto che fare tutto in casa, la Porsche preferisce bussare alle porte dell’Abarth, il cui patron, Carlo Abarth, con il connazionale “Ferry” (erano entrambi di origini austriache) aveva già lavorato nella seconda metà degli Anni 40 per il progetto della Cisitalia Grand Prix (non una macchina da corsa qualunque, bensì una tra le prime – se non addirittura la prima – con il telaio a traliccio di tubi e una scocca realizzata a partire da uno studio aerodinamico).

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AI TEDESCHI… ANDAVA STRETTA. Oltre alla commessa del progetto e della messa a punto della Porsche 356 Carrera Abarth GTL, l’Abarth si aggiudica anche quella per l’assemblaggio: dai cancelli della fabbrica dello Scorpione, in totale, ne usciranno 21, e andranno tutte a ruba, malgrado una qualità costruttiva giudicata non all’altezza del marchio Porsche da parte della stampa specializzata tedesca, che si lamenta pure dell’abitabilità, definita non molto galantemente “a misura soltanto di italiano”. Ma le pecche vere, trattandosi di un’auto concepita per correre, sono ben altre: il peso è inferiore di appena 20 kg rispetto a quello delle normali 356 allestite dalla carrozzeria Reutter e, come se non bastasse, il Cx di 0,414 piuttosto lontano dal valore di 0,376 inizialmente atteso dai progettisti (a titolo di paragone, le primissime 356 hanno un Cx di 0,296 e quindi fendono molto meglio l’aria).

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UNA MARMITTA CHE FA LA DIFFERENZA. Dove invece la Porsche 356 Carrera Abarth GTL ha ben poche rivali è nel rombo del “1600” con distribuzione quadrialbero e due carburatori doppio corpo che la spinge fino a 220 km/h. Le note del flat-four vengono amplificate da un impianto di scarico che l’Abarth propone in tre livelli di crescente “sportività”: normale, sportivo oppure Sebring, con quest’ultimo in grado di innalzare la potenza del motore da 115 a 135 CV. 

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Un commento su “Porsche, una 356… con lo zampino dell’Abarth”
  • Alberto Spriano ha scritto:

    L’uomo che rese possibile tutto fu Francesco Scaglione. Fu lui a performare aerodinamicamente la 356 e a tracciare i prodromi del design della 911 ispirato alla sua Carrera Abarth GTL ridisegnando tutta l’aerodinamica della 356, l’evoluzione sportiva del Maggiolino.

    Nel 1948 in una segheria sulle Alpi della Carinzia, un piccolo grande uomo dalla testa grossa, di ritorno dal carcere francese per crimini di guerra, accusato al fine di estorcere alla famiglia del denaro, trasformò l’auto del popolo tedesco, la prima world car germanica, nella Superleggera, costruita in alluminio battuto a mano su matrice in legno sotto la supervisione di mastro Weber.

    Mastro Weber e il Prof. Ferdinand diedero forma alla silhouette inconfondibile della 356 che ancora oggi porta il nome di quel piccolo grande uomo: Porsche.

    Herr Karl Abarth a Torino ripercorse anch’esso la metamorfosi del bruco che diventò farfalla e come quel piccolo grande uomo tedesco, trasformo una Fiat del popolo italiano, la Fiat 600, come il Maggiolino che diventò Porsche.

    Cosa però venne a mancare?

    Perché le Abarth con carrozzeria coupé non divennero le antagoniste delle 356 di Porsche?

    Perché non avvenne l’evoluzione della farfalla?

    Le Abarth divennero popolari come “Derivazioni” di utilitarie Fiat, ottenute da pezzi meccanici consegnati in cassette di legno ai meccanici della domenica, più raramente diventarono leggere e aerodinamiche farfalle.

    A Herr Abarth mancò la visione di Porsche: la vendita transatlantica di un modello sportivo derivato da un’utilitaria provvista di una carrozzeria leggera, originale e sportiva come accadde invece negli Stati Uniti con la 356 di Porsche immortalata da Paul Newman in Detective Harper oltre ad essere stata la preferita di Janis Joplin e James Dean.

    Colpo di scena.

    La storia tra i due s’intreccia nel ‘59 quando il Prof. Porsche e il figlio Ferry invitano Herr Abarth a trasformare la loro 356 in una Abarth Porsche.

    Non fu il solito specialista di aerodinamica Elio Zagato a disegnarne la carrozzeria bassa e profilata con il tetto a due gobbe per alloggiarvi la sommità della testa e la coda tronca di Kamm, soliti estremismi aerodinamici di Zagato funzionali a ridurre la sezione frontale e il vortice posteriore che caratterizzarono la Giulia TZ2.

    Per disegnare l’Abarth Porsche 356, Herr Abarth si rivolse a Franco Scaglione padre dell’indimenticabile 33 Stradale, uno dei più affascinanti Coupe Alfa Romeo di sempre. Franco Scaglione voleva superare l’aerodinamica di Zagato ed estremizzò l’aerodinamica della 356 all’inverosimile.

    Il risultato fu scomodo per chiunque: lo spazio era limitato anche per i piccoli italiani del dopoguerra, il tetto era più basso di oltre 10 cm. e assai più grave, senza le gobbe Zagato per inserirvi la testa.

    La carrozzeria presentava un imponente muso lungo e vuoto, secondo solo alla Miura, mentre la coda era corta ed arrotondata verso il basso. La Porsche 356 Carrera GTL Abarth, meglio conosciuta anche come Porsche Carrera-Abarth pesava un pilota meno della 356 originale e già nel primo giro di pista seminava le consorelle 356.

    In breve, il Prof. Porsche e il figliolo Ferry annullarono il contratto con Herr Abarth e provarono a realizzare carrozzerie più aerodinamiche, profilate e leggere come quelle di Scaglione e di Zagato, ma meno scomode per gli occupanti.

    Capirono che era venuto il momento di alzare la posta ed aggiunsero due cilindri al boxer del Maggiolino.

    Nacque così il flat six Porsche e la 911 del figlio Ferry “ispirata” al disegno di Franco Scaglione della Porsche 356 Carrera GTL Abarth.

    Tutta colpa di Herr Abarth e della sua smania di trasformare il meglio nel massimo.

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