Quando la Mercedes Classe G vinceva la Dakar

Quando la Mercedes Classe G vinceva la Dakar

Quaranta anni fa, il 13 gennaio 1983 Mercedes-Benz trionfava nel rally più duro del mondo: il pilota Jacky Ickx e il suo copilota, l’attore Claude Brasseur, vincevano il rally-raid più famoso del mondo con la Mercedes 280 GE. Un successo franco-tedesco visto che il progetto era stato gestito da Mercedes-Benz Francia, ma dalla Germania gli ingegneri della Stella avevano fornito assistenza per il motore e l’aerodinamica. In quegli anni alla maratona africana prendevano parte vetture derivate dalla serie, che sebbene profondamente modificate, erano ben lontane dagli attuali prototipi ispirati alle dune buggy senza alcuna parentela con i modelli di serie.

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IL MOTORE DELLA 280 GE PARIGI-DAKAR. Per il difficile utilizzo nei rally della Classe G, il responsabile del progetto, Georg Berkmann, un ingegnere specializzato nei processi di combustione dei motori delle autovetture nei veicoli commerciali, scelse come base il motore M110 a sei cilindri a doppia camma con 185 CV. Per ottenere una potenza ancora maggiore, l’ingegnere ricorse agli alberi a camme originariamente destinati all’aggiornamento delle prestazioni della 280 SL (R107). In questo modo, il motore della “Parigi-Dakar” raggiungeva circa 197 CV. Un’altra soluzione insolita sia trovava nel cambio (manuale): il sistema di raffreddamento della trasmissione era affidato alla stessa pompa idraulica che sulla berlina W123 era utilizzata per il controllo del livello delle sospensioni.

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LE CRITICITÀ SAHARIANE. I problemi principali quando si opera nei deserti del continente africano sono le temperature estreme, la polvere e la scarsa qualità del carburante. Berkmann decise quindi di riposizionare  la presa d’aria del motore all’interno. Lì le temperature sono solitamente più basse e il contenuto di polvere nell’aria è minore. Scelse un rimedio semplice ma efficace per la scarsa qualità della benzina. Quattro decenni dopo, racconta: “Ho messo dei segni gialli e rossi sul distributore di accensione. In questo modo i conducenti potevano regolare rapidamente la fasatura dell’accensione se il motore si bloccava a causa della scarsa qualità del carburante”. Per velocizzare l’operazione ed evitare di dover cercare l’attrezzo giusto, l’ingegnoso ingegnere attaccò una chiave a brugola da quattro millimetri a una catenella vicino al distributore di accensione. 

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AERODINAMICA OTTIMIZZATA. Con il motore potenziato, la 280 GE raggiungeva una velocità massima di 175 km/h, 25 all’ora in più della versione di serie. Dopo l’esperienza del 1982, tuttavia, Berkmann era sicuro che la “G” non avrebbe avuto il passo necessario per conquistare la vittoria. Un aumento radicale della potenza del motore era fuori questione per motivi di affidabilità, così Berkmann si rivolse al collega ingegnere Rüdiger Faul, che aveva sviluppato l’aerodinamica di diverse auto sportive da corsa e della C 111-IV da oltre 400 chilometri orari. Per ottimizzare l’aerodinamica della 280 GE, Faul adottò un approccio pragmatico. “Mi procurai dei tubi di plastica per le acque reflue del diametro di 70 millimetri nel reparto costruzioni dello stabilimento di Sindelfingen”, racconta a posteriori. Fissò dei segmenti di tubo intorno al parabrezza, ottimizzando così in modo significativo il flusso in questa zona. Nella parte posteriore, Faul scelse estensioni di grande effetto del tetto e delle pareti laterali posteriori, in seguito simpaticamente denominate “piccola pensilina”. Queste misure ottimizzarono drasticamente la resistenza all’aria e il Cx della “G” scese da 0,52 a 0,41, ovvero una riduzione del 20,5%. Georg Berkmann riassume: “Grazie alle modifiche aerodinamiche, la velocità massima era aumentata di ben 20 km/h, arrivando a sfiorare i 200 km/h, mentre il consumo di carburante diminuì di cinque litri ogni 100 chilometri”.

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AMICI E VINCENTI. Nato a Bruxelles il 1° gennaio 1945, Jacky Ickx è stato uno dei migliori piloti da corsa dalla fine degli Anni ’60 alla fine degli ’80. Tra il 1966 e il 1979 ha vinto 8 Gran Premi di Formula Uno e si è classificato secondo nel Campionato del Mondo del 1970. Tra il 1969 e il 1982 ha vinto 6 volte la 24 Ore di Le Mans. Nel Rally Parigi-Dakar, oltre alla vittoria nel 1983, il belga si è classificato quinto l’anno precedente e secondo nel 1986. “Nel 1982 abbiamo scoperto la 280 GE. Si può spingere al limite e fidarsi della sua ingegneria senza riserve: questo è un vantaggio per il Rally Parigi-Dakar”, ha spiegato Ickx in un’intervista rilasciata poco dopo la vittoria del 1983. Inoltre, il pilota belga andava molto d’accordo con il suo copilota Claude Brasseur. “Non abbiamo iniziato semplicemente come colleghi, ma come complici. Questo è stato sicuramente fondamentale”. Brasseur, morto nel 2020, all’epoca era uno degli attori cinematografici e televisivi francesi più famosi. 

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ESAUSTI, MA VINCENTILa partenza avvenne la mattina presto del 1° gennaio 1983 in Place de la Concorde a Parigi. Dopo una ventina di tappe giornaliere estremamente impegnative, attraverso deserti come il Ténéré nel sud del Sahara e nel nord del Niger, il gruppo di partecipanti, fortemente assottigliato, raggiunse la città di Dakar, sulla costa atlantica. I partecipanti delle categorie auto, camion e moto avevano percorso tra i 10mila e i 12mila chilometri per raggiungere il traguardo. I due compagni di squadra della Mercedes presero subito il comando, ma arrivare in fondo e tagliare il traguardo per primi fu tutt’altro che semplice. Prima dell’arrivo della tappa di Agadez (Niger), Ickx notò una grave perdita di potenza nel suo motore che poteva lasciarlo fuori dai giochi; fortunatamente era consentito lo scambio di parti tra i veicoli in gara e così il sei cilindri fu sostituito con quello di un’altra Classe G in gara e Ickx tornò al suo solito ritmo veloce. Molti partecipanti abbandonarono a causa delle fatiche di questo rally: l’equipaggiamento tecnico si guastò, gli incidenti o le cadute dei motociclisti decimarono il gruppo. Alcuni si arresero per pura stanchezza o perché, dopo molte ore di vagabondaggio nel deserto, non erano riusciti a raggiungere in tempo il traguardo della tappa. Solo 61 tra auto e camion e 28 moto arrivarono al traguardo. Ickx e Brasseur furono i vincitori, esausti ma festeggiati sulla spiaggia di Dakar. Le altre Classe G si classificarono al quinto, sesto e ottavo posto. Un grande successo per la Mercedes che festeggiò persino una doppia vittoria: Georges Groine, Thierry de Saulieu e Bernard Malfériol avevano raggiunto Dakar come miglior camion con un Mercedes-Benz 1936 AK a trazione integrale da 355 CV. 

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