Quando la Mini vinceva a Monte Carlo (ed era Mini sul serio)

Quando la Mini vinceva a Monte Carlo (ed era Mini sul serio)

Sessanta anni fa la Mini Cooper originale vinceva per la prima volta il Rally di Monte Carlo. Era il 1964 e la citycar britannica si sarebbe poi imposta anche nel 1965 e nel 1967, risultando anche essere l’ultima auto nata come “non sportiva” a imporsi nella tappa del Principato. Naturalmente i rally di quell’epoca non avevano nulla a che vedere con quelli odierni e qualità come affidabilità, leggerezza e agilità facevano davvero la differenza. 

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JOHN COOPER. La BMC Mini Cooper le aveva senza dubbio tutte e tre, sebbene le sue misure ridotte potessero portare gli avversari a prenderla poco sul serio; un errore molto grave. La verità è che la Mini, proprio per via delle sue dimensioni caratteristiche, era una vettura portata naturalmente per il motorsport fin dalla prima volta che aveva messo le ruote su strada. Che poi ci sia voluto l’estro di John Cooper per esprimere finalizzare questa tendenza caratteriale, è tutta un’altra storia.

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LEGGEREZZA. La leggerezza, le carreggiate larghe, l’altezza ridotta e il baricentro basso erano perfetti per far rimbalzare i 650 kg della Mini tra un tornante e l’altro, rendendo i 55 CV più che sufficienti. Il terreno di caccia perfetto per la Mini erano le strade innevate e ghiacciate, dove le sue gomme strette trovavano aderenza molto in fretta. Così, dopo soli cinque anni di vita, la Mini aveva trovato il modo di farsi conoscere da tutti gli automobilisti europei attraverso le vittorie nel rally più famose del mondo.

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CRISI DI SUEZ. E pensare che la piccola british era nata per consumare poco. A metà degli Anni ’50, infatti, la Crisi di Suez faceva scarseggiare i carburanti, ma fino ad allora i consumi delle auto non erano stati un grande problema, anche perché l’auto era un privilegio di pochi. Ma nel 1956 cambiò tutto e i vertici della British Motor Company decisero di produrre una vettura piccola e poco dispendiosa affidando il progetto all’ingegner Alec Issigonis. Il capitolato diceva che l’auto doveva avere quattro posti e quattro ruote e utilizzare un motore già esistente. 

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ISSIGONIS. Il colpo di genio di Issigonis fu posizionare il motore davanti e girarlo in senso trasversale, spostando il cambio sotto di esso (la coppa dell’olio è condivisa). Tutto questo in 3,03 meri di lunghezza e con le sospensioni indipendenti. Insomma, la Mini originale era così rivoluzionaria e avanti coi tempi, che vinceva nel motorsport senza nemmeno essere stata progettata per quello. A vederne una oggi per strada viene da sorridere costatando quanto sia piccola.

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LE DIMENSIONI CONTANO. Se poi, per caso, è parcheggiata davanti a una delle nuove Mini, il contrasto può essere forte. Non tanto con la hatch 3 porte che sta ancora ben sotto i quattro metri di lunghezza, quanto con la Countryman che, oltre ad aver quasi raggiunto i 4,5 metri, è voluminosa quasi quanto un furgone del corriere. Forse la Mini originale potrebbe essere addirittura caricata al suo interno…

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