
Quando la Quattroporte tolse lo smoking per indossare un roll-bar
Chiunque abbia seguito il motorsport nei primi anni del nuovo millennio ricorderà un’immagine che è rimasta scolpita nella memoria quasi come un paradosso: una lussuosa ammiraglia lunga più di cinque metri, progettata per accompagnare l’élite mondiale negli eventi più prestigiosi, che si lancia tra i cordoli, sportellando fino all’ultima curva contro vetture ben più compatte e agili (sulla carta) senza temere graffi sulla fiancata. Quell’auto era la Maserati Quattroporte, una limousine che ha saputo dimostrare come il DNA sportivo del Tridente non si possa nascondere nemmeno sotto uno smoking di seta firmato Pininfarina.

DALLA STRADA ALLA PISTA. Per capire come sia stato possibile vedere una Maserati Quattroporte in pista, bisogna prima ricordare cosa sia stata la Superstars Series. Nato da un’idea tutta italiana, questo campionato attivo dal 2004 al 2013 rappresentava qualcosa di molto diverso rispetto alle competizioni moderne dominate dall’elettronica e dai piccoli motori turbo, meglio se elettrificati. Il regolamento era meravigliosamente semplice e brutale: classiche berline derivate dalla serie, trazione posteriore e, soprattutto, motori V8 da 3,0 a 7,0 litri di cilindrata. Il regolamento puntava a contenere i costi e a bilanciare il più possibile le prestazioni tra le varie auto, in modo da assicurare gare sempre combattute.

LA SFIDA IMPOSSIBILE. Tra le BMW M3 e le Mercedes C 63 AMG, nel 2009 arrivò la Maserati Quattroporte dell’epoca, la M139 disegnata da Pininfarina: pesante, imponente e progettata per offrire il massimo comfort, sembrava una candidata fuori luogo per un campionato turismo. Tuttavia, il V8 4.2 di origine Ferrari capace di urlare sotto il lunghissimo cofano prometteva altro. L’intuizione di portarla in pista non arrivò direttamente dalla casa madre, ma dalla visione della scuderia svizzera Swiss Team di Guido Bonfiglio. Con il supporto tecnico della casa di Modena, la Quattroporte venne spogliata di ogni lusso superfluo, dei legni pregiati e delle pelli pieno fiore, per essere equipaggiata con roll-bar, assetto e aerodinamica da gara, pur nel rispetto delle linee originali: un lavoro di ingegneria estrema, capace di rendere agile un corpo vettura così massiccio, ma il risultato fu una delle auto da corsa più carismatiche di sempre.

CAMPIONI DEL MONDO. Va bene essere bella, ma un’auto da corsa deve essere prima di tutto veloce. E la Quattroporte lo era. Tanto che nel 2011 Andrea Bertolini, pilota e collaudatore storico della Maserati, la portò a conquistare il titolo internazionale della Superstars. Vedere il binomio italiano dominare circuiti come Spa-Francorchamps o Monza, tenendo a bada le agguerrite armate tedesche, fu una dimostrazione di forza che riempì d’orgoglio gli appassionati del Tridente. Ma la Quattroporte non fu guidata solo da Bertolini. Nel corso degli anni, sull’“ammiraglia da corsa” si alternarono nomi del calibro di Alessandro Pier Guidi, Mika Salo e Christian Fittipaldi, piloti che rimasero stregati anche dalla colonna sonora del motore e dalla stabilità di un’auto che, nonostante le dimensioni, riusciva a danzare con grazia tra le curve.






















