Ruth, la donna che pedalò (e fotografò) l’America

Ruth, la donna che pedalò (e fotografò) l’America

Pensavi che quest’anno sarebbe stato diverso. Tranquillo, sei in ottima compagnia. Certo, non si è più incatenati al divano come nel 2020, ma la libertà di prendere e partire è un’altra cosa. Che, come abbiamo capito in quest’era di pandemia, non c’entra niente col potere. Né tantomeno col volere. Anni di Covid hanno dimostrato che dipende soprattutto dalla leggerezza. Di cose come le zingarate, quei viaggi improvvisi decisi la mattina quando dici a quello nello specchio “si parte”: quattro cose nel baule(tto) e via. Niente mascherine, zone rosse e tamponi. Se c’è una cosa che vorrei buttare dalla finestra di questi anni bui, sono i riti medicali che ormai fanno parte della check list dell’uscir di casa. Ecco gli auguri che vorrei ricevere per l’anno che viene: un bel basta per tutti. Seguito dal punto e a capo. Per poter infilare la porta di casa come ha fatto Ruth, quella mattina che è partita per New York. 

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COAST TO COAST CONTROMANO. E IN BICI. Ruth Orkin, nata a Boston poco più di un secolo fa (3 settembre 1921), da madre attrice di film muti e padre costruttore di navi giocattolo, nel 1939 vive già nel West, a Hollywood per la precisione. Peccato, perché in quel momento, proprio nel suo East, e cioè dall’altra parte degli Stati Uniti, stanno inaugurando la World’s Fair. Una cosa epocale come lo sarebbe un’Olimpiade o l’Expo. In America c’è aria di festa, la crisi del ’29 è passata da mo’ e nessuno sospetta ancora che dietro l’angolo ci sia già un’altra guerra mondiale. E così, a 17 anni, Ruth si mette al collo la sua macchina (fotografica) e a New York decide di andarci in bici. Quel racconto, quella scoperta, quelle miglia di coast to coast contromano, sono un inno alla spensieratezza del viaggiare. Del macinar chilometri per il gusto di farlo, dell’incontrar gente e ammirar paesaggi. Senza filtri, né mascherine. E così per i giornali che ne raccontano le gesta diventa subito ‘l’apostolo degli ostelli’, mentre per chi la incontra per caso è un’evangelista dell’on the road. Gli oltre 4000 chilometri con l’America intorno Ruth li fissa in una serie di immagini, queste, che monta in uno scrapbook che sa di asfalto. Una cosa che sembra una guida turistica, più che un album dei ricordi. Attenzione, la visione è sconsigliata a chi soffre di attacchi di viaggio: la mostra può scatenare il raptus dello zonzo. Della partenza fuori programma e senza meta, insomma. Cosa che, francamente, ti auguro di tutto cuore. 

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MANUALE D’USO. A caccia d’ispirazione per le prossime vacanze o curioso di vedere com’era viaggiare senza pensieri? Comunque sia, la mostra di Bassano del Grappa (in provincia di Vicenza) è aperta fino al 2 maggio. È qui che trovi gli scatti più iconici della Orkin, da quelli sugli usi e costumi dei latin lover nostrani di fronte all’americanina turista per caso, al roadbook del raid in bici, appunto. Che (ri)visto oggi, dopo gli ultimi due anni, profuma come non mai di libertà (Ruth Orkin. Leggenda della fotografia; Museo Civico Bassano del Grappa, piazza Garibaldi 34). 

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