Sandro Munari, il Drago della Lancia non c’è più

Sandro Munari, il Drago della Lancia non c’è più

Sabato 28 febbraio 2026: mentre esordisce in un campionato italiano rally la Lancia Ypsilon HF Integrale Rally2, si diffonde la notizia della scomparsa del più grande interprete delle vetture da rally della Casa torinese negli Anni ’60 e ’70, Sandro Munari.

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IN ORIGINE, NAVIGATORE (VINCENTE!). Veneto di Cavarzere, classe 1940, soprannominato il “Drago”, Munari ha un valore che va ben al di là delle fredde statistiche del Mondiale Rally, perché lui le gare le vinceva quando il Mondiale Piloti ancora non era stato istituito (lo sarà nel 1979, dopo che nella stagione precedente lui stesso si era aggiudicato la Coppa FIA Piloti). Dopo il debutto come navigatore del quotatissimo Arnado Cavallari (con cui vince i rally di Sardegna e di San Martino di Castrozza al volante di una Giulia TI Super), Sandro Munari passa sul sedile di sinistra e porta alla vittoria quella Lancia Fulvia Coupé che contribuirà a rendere anche un successo commerciale infinito, prolungandolo ben oltre la “scadenza naturale” fissata dai cicli di vita dei prodotti, e tra l’altro con le serie speciali Montecarlo e Safari con cui la terza serie della 2 porte di Borgo San Paolo terminò la carrierà. Più nel dettaglio Munari è campione italiano rally nel 1967 e 1969 e campione europeo nel 1973. 

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IL MIGLIOR INTEPRETE DI FULVIA HF E STRATOS. Munari ha reso vincente in Italia ed Europa una vettura a trazione anteriore, dopo che inglesi, svedesi e francesi avevano dimostrato che una Mini Cooper, una Saab 96 o una Citroen DS19 potevano mettersi alle spalle la concorrenza più accreditata, anche con motori di cilindrata relativamente piccola. Il suo primo podio iridato, considerando il 1973 come anno di nascita del Campionato del Mondo Rally (ancorché solo per i Costruttori, o meglio, le Marche), fu ottenuto proprio nel 1974 con la “Fulvietta”, un terzo posto in quell’East African Safari Rally che è rimasto per tutta la sua vita un cruccio: tanto amore, tante speranze, mai una vittoria. Nello stesso anno, con l’arrivo della Stratos, la svolta. Vittoria nella prima gara iridata della biposto motorizzata Dino-Ferrari al Sanremo, bis due settimane dopo al Rideau Lakes negli USA e il terzo posto al RAC che vale il titolo mondiale per la Lancia indipendentemente dal successo di Jean-Claude Andruet in Corsica a fine novembre, sempre sulla Stratos. Con la Stratos Munari fa coppia fissa e vince per tre anni consecutivi il Rallye Monte-Carlo: 1975, 1976 e 1977, dopo aver fatta sua la gara del Principato già nel 1972, sulla Fulvia HF1600 ufficiale. Sempre nel 1975 è secondo nel Safari, con la Stratos, dietro la Peugeot 504 di Ove Andersson. Sarà il suo miglior risultato in gare africane.

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SOLO 7 VITTORIE NEL MONDIALE MA… NON PER COLPA SUA! A guardare l’albo d’oro e le statistiche del Campionato del Mondo Rally si prova tristezza a non vedere Sandro Munari nei “quartieri alti”: 7 le vittorie iridate, come Darniche, altro grande interprete della Stratos. E tanti successi mancati, per sfortuna e per la non irreprensibile affidabilità delle vetture che ha pilotato dopo l’epoca Stratos. Qualche gara con la 131 Abarth, che gli valgono il terzo posto in Corsica nel 1978, il decimo al Safari 1979 e il sesto in Costa d’Avorio (su una vettura privata, peraltro) nel 1980, dove ha raccolto i suoi ultimi punti nel Mondiale Piloti istituito proprio in quell’anno. 

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AFRICA: QUANTE DELUSIONI! Costa d’Avorio, Africa. Un continente ingrato con il “Drago”, che ha sempre cercato la vittoria, anche dopo la fine della carriera da ufficiale con la Lancia, trovando delusioni quando non fregature. E solo ritiri. Con le auto più disparate: la Dodge Ramcharger V8 (1981) la Porsche 911 SC dei fratelli Almeras (1982), l’Alfetta GTV6 gruppo A dell’Autodelta (1983) addirittura, fino all’ultimo tentativo con una Toyota Celica TC Turbo semiufficiale nel 1984. Anche in Marocco la sorte non gli fu più favorevole: nell’ex-colonia francese il “Drago” ottenne solo un terzo posto nel 1976 con la Stratos, poco a suo agio sui durissimi sterrati nordafricani rispetto alle Peugot 504 dominatrici. 

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LA VITTORIA CON LA FERRARI ALLA TARGA FLORIO. Munari si è distinto anche nelle gare su strada, vincendo la Targa Florio del 1972 su Ferrari 312 PB (con cui sarà poi quarto alla 1000 Chilometri di Zeltweg, sempre in equipaggio con Arturo Merzario) e stava per approdare in Formula 1, dove lo avrebbe ingaggiato nientemeno che Frank Williams nel 1973 per correre il Gran Premio del Sudafrica su Iso al posto dell’infortunato Nanni Galli. L’opposizione del suo datore di lavoro Cesare Fiorio impedì però il suo debutto in monoposto.

UN FINALE DI CARRIERA SEMPRE CON I MOTORI. Al termine della sua carriera agonistica, in cui non mancarono alcune apparizioni nelle gare per auto storiche e nel Mondiale FIA GT, Sandro Munari divenne capo della comunicazione in Lamborghini (ai tempi della proprietà Chrysler), dove lo conobbi personalmente, da giornalista, la prima volta, in occasione di un paio di prove-stampa individuali della Diablo VT e della Diablo Roadster, poi fu imprenditore nel settore delle scuole di guida sicura e sportiva, con Mercedes-Benz sull’allora neonata pista di Adria e con Abarth a Balocco. Proprio in occasione di un’indimenticabile giornata AMG ad Adria con le C30 CDI AMG (e una CLK GTR!), mi accompagnò a visitare le sue terre natie, fino alla sua casa natale di Cavarzere. E lì conobbi di persona un lato forse poco noto della sua personalità, la precisione anche al di fuori dell’automobile, quando mi rimproverò per aver tolto dalla C30 CDI AMG Sportcoupé in prova gli sticker del fornitore di pneumatici, azione da me improvvidamente messa in atto per disporre di immagini “pulite” della vettura.

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