Una Lamborghini Diablo col motore della Passat? No, non è uno scherzo

Una Lamborghini Diablo col motore della Passat? No, non è uno scherzo

È mossa da un W16, appartiene al gruppo Volkswagen, ha un valore immenso e prestazioni stratosferiche. Non può che essere una Bugatti Veyron, giusto? E invece, diciamo… fuochino. A fine anni ’90, il colosso tedesco aveva acquisito la Lamborghini, e nel mentre si stava scervellando sul come creare la sua prima hypercar acquistabile in concessionaria. La gestazione della maestosa Veyron necessitò di svariati concept, uno dei quali fu il famoso EB 18/4 (addirittura con soluzioni a dir poco balzane come diciotto cilindri disposti in tre bancate da sei), ma poco dopo si pensò di ridimensionare il motore a un più normale (almeno secondo gli standard di Ferdinand Piech, l’allora numero uno del consiglio d’amministrazione della Volkswagen) W16. Dove testarlo? Ma in una  Lamborghini, che domande!

Lamborghini Diablo W16

SOTTO SOTTO C’È (ANCHE) UNA PASSAT. Tutta contenta d’avere a disposizione le supercar del marchio di Sant’Agata Bolognese per fare i suoi esperimenti, la Bugatti prese una Lamborghini Diablo VT del 1999 – agghindata più da SV pur conservando l’utile trazione integrale – e piazzò dietro l’abitcaolo biposto il sedici cilindri sperimentale, ottenuto unendo due W8 di derivazione Volkswagen Passat VR8. Il complesso W16 che ne derivò non era ancora sovralimentato, ma aveva comunque 555 CV e la coppia garantita da un grosso doppio “otto” non era certo da disdegnare.

Lamborghini Diablo W16

L’ANTENATA DELLA PRIMA HYPERCAR. Di solito il modello di produzione è un concept che perde per strada peculiarità e cavalli, ma non in questo caso: il motore montato nella Diablo, infatti, riceverà non uno, non due, non tre ma… quattro(!) turbo, arrivando a fornire 1.001 CV e ponendo la Veyron su un livello a sé. Nel frattempo il “Frankenstein” giallo che vedete in queste foto è finito al museo Autostadt di Wolfsburg, dove con i suoi quattro arroganti “cannoni” di scarico e un look da pesi massimi vuole testimoniare al mondo che lei, e solo lei, fu la vera antenata della mamma di tutte le hypercar.

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