Vins Duecinquanta Competizione. Go go go!

Autostrada del Sole, uscita Modena nord, per chi come noi viene da Milano. A qualsiasi appassionato di motori queste scarne informazioni dovrebbero già far suonare un campanello d’allarme. Si, Veloce sta tornando nella Motor Valley: quella zona dell’Emilia Romagna dove prendono vita le macchine più belle e desiderate al mondo. Ferrari, Lamborghini e Pagani, giusto per fare qualche nome. Infatti nei pochi chilometri di statale che ci separano da Maranello, nostra destinazione finale, è un continuo via vai di prototipi più o meno camuffati che arrivano da tutte le direzioni. Lo scopo del nostro viaggio però, prevede una visita in un’azienda dove viene prodotta un’eccellenza – sì – ma con sole due ruote. Una moto.

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CHI SONO. Piccola, piccolissima. Prodotta in pochissimi esemplari. Costruita interamente a mano e curata come un gioiello di quelli che vediamo esposti nelle vetrine del centro. Sono un manipolo di visionari giovanissimi che qualche anno fa hanno deciso di dar voce ai loro sogni mettendosi insieme, condividendo e mixando le loro conoscenze, per far nascere la Vins. Primo fra tutti Vincenzo Mattia, da lui il nome Vins, che decide che la posizione di progettista in Ferrari gli va un po’ stretta e la sera, invece di uscire a bersi una birra con gli amici, si rinchiude nel garage di casa sua per ‘cannibalizzare’ una leggendaria Cagiva Mito. Vincenzo, oltreché una testa con la T maiuscola, ha anche la faccia giusta. È il Doc di Ritorno al futuro giovane: ha un modo di parlare che trasmette una passione contagiosa e non si può smettere di stare ad ascoltarlo. Forse è anche questo il motivo per cui, negli anni, altri giovani ragazzi cadono nella sua rete e decidono di seguirlo in questa avventura di far nascere una moto da un foglio bianco: la Vins Duecinquanta Competizione.

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INSEGUENDO UN MITO. Da qualche parte bisognava pur cominciare e quindi è proprio la Cagiva Mito che traccia la prima linea importante. La triangolazione sella-manubrio-pedane è, sulla Vins definitiva, esattamente quella della 125 sportiva più desiderata dai sedicenni nei primi Anni 90. La Vins deve essere estremamente leggera perciò in azienda decidono che il carbonio sarà il materiale utilizzato per la costruzione: nobile e leggerissimo. Così il progetto comincia a prendere forma. Si parte da un telaio monoscocca in carbonio che fornisce il giusto mix di leggerezza e rigidità. Oltre ad avere un fascino estetico, una volta finito, davvero impareggiabile. Ma non contenti i ragazzi di Maranello decidono che vogliono costruire anche il cuore pulsante della loro moto. E così la scelta cade su un bicilindrico a V di 90 gradi di piccola cubatura, 250 cc, ma due tempi. Inizialmente a carburatori per poi passare – per fortuna aggiungiamo noi – a una più collaudata iniezione elettronica. Più facile da gestire in fase di sviluppo del motore e decisamente meno soggetta all’influenza delle condizioni meteo. Iniezione che, alla fine, il team di Vins decide addirittura di brevettare. Il bicilindrico, interamente progettato e autoprodotto, è dotato di doppio albero controrotante con misure quasi da motore a corsa lunga, visti alesaggio e corsa da 54 e 54,5 mm. I dati di potenza massima, 75 cv, e coppia massima di 45 Nm coincidono a 11.700 giri.

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PUSH-ROD & HOSSACK. Anche la ciclistica, originariamente mutuata dalla Cagiva Mito, viene abbandonata per passare a qualcosa di decisamente più complicato, ma senza dubbio più affascinante. Perché per certi versi sembra che i ragazzi di Vins, tutti nati dopo il 1989, abbiano la propensione a rendersi la vita difficile. L’ammortizzatore posteriore lascia il posto ad uno che lavora con uno schema push-rod, e qui si vede la provenienza automobilistica di Vincenzo, con tutti i leveraggi in alluminio ricavati dal pieno. Forcellone asimmetrico completamente in carbonio. Anche la sospensione anteriore non sfrutta una forcella tradizionale ma utilizza uno schema Hossack leggermente modificato, perfetto per ridurre al minimo i trasferimenti di carico in frenata mantenendo un ottimo feeling in percorrenza anche ad accentuati angoli di piega. Gli ammortizzatori sono forniti dall’italiana Mupo e sono – certo – pluriregolabili, con il posteriore che permette di modificare anche l’altezza del retrotreno.

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VORACE D’ARIA. La Vins 250 Competizione è interamente prodotta in azienda a Maranello tranne che per le ruote e i freni. Le prime sono anch’esse di carbonio: arrivano dal Sudafrica, sono costruite dalla BST e sono vera pornografia motociclistica; i secondi, i freni, hanno pinze della spagnola J.Juan (ma è prevista la possibilità di scegliere un kit dell’italiana Brembo). Davanti a noi il prototipo definitivo (che sarà poi esposto ad Eicma 2019, ndr) nella sua bellissima livrea Britten, in omaggio alla leggendaria creatura dell’ingegnere neozelandese. Ha linee pulite, due grosse bocche sul cupolino che servono a convogliare l’aria ai radiatori e un codino davvero minuscolo. Chiediamo se sia possibile sentirla almeno in moto per riassaporare il gusto che solo un motore a due tempi è in grado di regalare. Percepiamo un certo nervosismo e sembra quasi che i ragazzi del team si ritirino per confabulare tra loro. Poi Vincenzo ci si avvicina e ci chiede se ce la sentiamo di provarla. Pochi chilometri su strada sulle colline proprio dietro all’azienda. Sappiamo di correre un rischio enorme visto che si tratta di un esemplare unico che dovrà oltretutto essere esposto da li a pochi giorni. Ma la tentazione è troppo forte così, mentre i tecnici fanno gli ultimi aggiustamenti, ci vestiamo per farci trovare pronti a partire.

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L’ORA DELL’ACCENSIONE. È il momento. La Vins 250 Competizione ci viene affidata dalle mani del collaudatore Giovanni Luc che si raccomanda di fare attenzione alle gomme nei primi chilometri. Ma sappiamo benissimo cosa sta pensando e cerchiamo di sfoderare un sorriso rassicurante. I primi metri non sono facilissimi. Le pedane sono molto alte e decisamente strette. Il manubrio lontano e abbastanza aperto, sella dura da vera racer. Tra le gambe un foglio di giornale. 102 kg di peso a secco sono un dato da capogiro e sappiamo che le reazioni potrebbero essere davvero fulminee. Cerchiamo di fare amicizia prima di uscire dalla cittadina e iniziare la scalata verso le colline dei dintorni. Il rumore del due tempi ci esalta e sentiamo un meraviglioso profumo di olio che entra nel casco. Sappiamo di guidare una moto destinata all’esclusivo utilizzo in pista, quindi su strada è inevitabile che sia un po’ a disagio. Però la Vins ci sorprende. Il motore comincia a spingere in maniera dignitosa già dai 4500/5000 giri e permette di uscire velocemente dalle curve senza esitazioni. Il cruscotto digitale sotto ai nostri occhi segna ormai quasi 7000 giri e li inizia il bello, come si suol dire. La Vins si schiarisce la voce e spinge, sul serio, fino ad accendere tutte le luci settate per il cambio marcia che lampeggiano come impazzite. Dentro un’altra marcia al regime ottimale e la spinta non accenna a calare, anzi.

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TRASFERIMENTI AL MINIMO. Il cambio è leggermente ruvido e necessita di una certa decisione, ma ci ricordiamo quanto godimento dia scalare un paio di rapporti utilizzando la famosa doppietta. Da viziati quali siamo pensiamo che sarebbe fantastico dotare la Vins di un cambio elettronico ma qui si tratta ancora di guida completamente analogica e, forse, ci piace così. Siamo già ben oltre i limiti e capiamo che non è il caso di esagerare. Riusciamo a godere di qualche ingresso in curva che definire fulmineo è un eufemismo, non osiamo immaginare cosa possa essere in pista l’ingresso e la velocità di percorrenza; e apprezziamo molto la frenata che risulta vigorosa ma mai troppo aggressiva, visto anche il ridotto peso in gioco. Eccellente la resa della sospensione anteriore che riduce davvero al minimo il trasferimento di carico pur essendo il settaggio tendente al molto rigido. Un vero animale da cordoli la Vins 250 Competizione, che si presta a diversi turni di guida inferocita in pista senza essere eccessivamente affaticante, viste le prestazioni assolute non imbarazzanti e le dimensioni ridottissime. Solo le vibrazioni, quelle al manubrio specialmente, ci sono sembrate evidenti.

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CUCITA ADDOSSO. Per potenziali clienti giova segnalare che la Vins è totalmente personalizzabile, a partire dalla trama del carbonio utilizzato per la costruzione, all’angolo di sterzo, all’avancorsa per finire alla posizione in sella. Una vera tailor made per appassionati che rimpiangono il latrato del due tempi e hanno il gusto di possedere un oggetto unico nel panorama motociclistico mondiale. Rientriamo alla base dove i ragazzi del team di Vincenzo ci accolgono con un sentito sospiro di sollievo. Promettendoci di invitarci in pista al primo dei loro continui test di sviluppo, per poter godere fino in fondo delle incredibili prestazioni di questo furetto. Prezzo? Davvero molto impegnativo a fronte di una moto costruita interamente a mano con i materiali più nobili e costosi attualmente in commercio. Quindi, economica!

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