La quadratura del cerchio: il mito da polso compie gli anni

La quadratura del cerchio: il mito da polso compie gli anni

FINE ANNI ’60 – St-Imier, Svizzera: scoppia una rivoluzione. E in una terra neutrale come questa la cosa fa subito notizia, suscitando il panico tra la popolazione. Per tranquillizzare gli animi c’è bisogno addirittura di una conferenza stampa a reti unificate: Ginevra-New York. La Heuer, la nota casa di orologi creati per gli sport degli smanettoni, ha appena presentato uno nuovo cronografo da affiancare agli storici Autavia e Carrera. È il Monaco. Il colpo di scena sta nell’aver impiegato la cassa carré, impermeabile, con il movimento automatico. Soluzioni inedite che di solito erano tipiche dei modelli più eleganti, magari da signora. Invece il Monaco è uno sportivissimo crono, con un disegno avveniristico che lo rende perfetto al polso dei raffinati frequentatori del Casinò di Montecarlo come a quello dei piloti durante la gara del giorno dopo. Non è un caso che il nome sia ispirato proprio dal più patinato dei Gran Premi, quello del principato monegasca.

CINQUANT’ANNI DI COOLNESS – Nonostante il Monaco sia arrivato nel 1969, e quindi quest’anno festeggi mezzo secolo di corse, è nel 1970 che è entrato nella leggenda. Succede durante le riprese del film Le Mans, quando viene immortalato al polso di Steve McQueen. Nel backstage, The King of Cool è a caccia di una tuta da pilota. E quella dell’amico Siffert, con il logo Heuer e Gulf, gli va a pennello. Ma Jo aggiunge: “Steve, ti dò anche il mio orologio. Tutti i veri piloti hanno un crono al polso”. E gli passa il suo Autavia. McQueen lo ringrazia, prende la tuta, ma rifiuta l’orologio, “preferisco il Monaco, è molto più cool”, risponde. Da allora il quadrante blu, quella corona di regolazione montata a sinistra e non a destra (che voleva dire: attenzione, questo orologio è automatico e non va caricato), l’hanno reso uno dei crono più sexy fuori e dentro i paddock.

IL TEMPO DELLE CORSE – Jack Heuer aveva capito due cose. Primo, che orologi e piloti dovevano andare a braccetto. Per questo nel 1968 decide di sponsorizzare Jo Siffert, rendendolo il primo testimonial di una lunga serie di campioni (Hakkinen e Senna inclusi). La seconda è che gli uomini che lottavano contro il tempo avevano bisogno di uno strumento di precisione affidabile. E così, per creare il movimento automatico che potesse essere all’altezza di questo compito, si allea con Breitling e Dubois Depraz. Con l’avvento dei movimenti al quarzo il Monaco rientra ai box, per starci fino al 1998 quando, per la felicità degli appassionati, torna finalmente in produzione. Tra le edizioni più interessanti ci sono il Monaco V4 (2004), che ha il sistema di carica ispirato dalla distribuzione a cinghia dei motori delle auto, e il Monaco 24 (2009) caratterizzato dall’inconfondibile livrea Gulf.

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