Il rombo del V12 di questa Ferrari ti farà venire la pelle d’oca

Con una buona e sana dose di orgoglio, la Ferrari lo chiama il Motore con la M maiuscola. E l’orgoglio è comprensibile e condivisibile, perché non si pecca certo di campanilismo a tessere le lodi di quel “gioiello” che è il V12 progettato da Gioachino Colombo per la casa di Maranello.

HA FATTO CARRIERA. Nella 125 S del 1947, la prima Ferrari della storia, era un 1.5 da 118 CV: all’epoca, nessun altra auto aveva dodici pistoni così piccoli. Evolvendosi il V12 è diventato via via più grande e potente, ma l’impostazione di base, con un angolo di 60º tra le due bancate dei cilindri e tre grossi carburatori sempre pronti a “dissetarlo” con abbondanti “secchiate” di benzina, è rimasta la stessa fino agli anni ’80, quando sulla Testarossa la cilindrata crebbe fino a 3,9 litri e la potenza a 390 CV.

Il 3.0 V12 della Ferrari 250 SWB: con una potenza di circa 280 CV consentiva alla biposto del Cavallino di sfiorare i 270 km/h

Il 3.0 V12 della Ferrari 250 SWB: con una potenza di circa 280 CV consentiva alla biposto del Cavallino di sfiorare i 270 km/h

SWB: TRE LETTERE, UNA LEGGENDA. Tra i tanti bolidi del Cavallino mossi da questo mitico V12 spicca la Ferrari 250 berlinetta, meglio conosciuta dagli appassionati come SWB, acronimo che sta per Short Weel Base, che dall’inglese si traduce in “passo corto”. In questa accattivante coupé, la cui versione da competizione era l’auto da battere nelle gare per vetture da turismo nei primi anni ‘60, la distanza tra i centri delle ruote anteriori e posteriori era di 240 cm, il che la rendeva assai agile in curva ma costringeva i piloti a un certo impegno per tenere a bada i circa 280 CV sprigionati dal 3.0 V12.

Se il motore, pur rivisto e potenziato, era un grande classico della produzione della Ferrari, l’impianto frenante era del tutto inedito: la 250 SWB è stata, nel 1959, la prima vettura del Cavallino con i freni a disco su tutte le ruote

Se il motore, pur rivisto e potenziato, era un grande classico della produzione della Ferrari, l’impianto frenante era del tutto inedito: la 250 SWB è stata, nel 1959, la prima vettura del Cavallino con i freni a disco su tutte le ruote

QUESTA SÌ CHE È MUSICA. Oggi ammirare una Ferrari 250 SWB in azione è un evento piuttosto raro, ma al Goodwood Revival questa classica da sogno italiana è una presenza fissa. Nell’edizione appena andata in archivio, che era dedicata alle più belle auto da corsa italiane e che vi raccontiamo in questo reportage, ha dato spettacolo quella guidata da Alexander Van Der Lof e Yemer Buurman, che hanno vinto in scioltezza lo Stirling Moss Memorial Trophy in cui, tra le vetture da turismo guidate dal campione britannico nel corso della sua carriera, a darsi battaglia c’erano sportive di razza come la Jaguar E-Type, la Lotus Elite e l’Aston Martin DB4GT. Bravi i piloti, ma eccezionale anche il “dodici” firmato da Colombo. Potente, grintoso e con doti “canore” uniche: date un’occhiata al video e godetevi a pieno volume la sinfonia che fuoriesce dai quattro “cannoni” di scarico…

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