Meno auto, ma più esclusive: la Porsche ripartirà dalla Mission S

Meno auto, ma più esclusive: la Porsche ripartirà dalla Mission S

La Porsche sta attraversando un momento molto delicato. Scommettere sull’elettrico, finora, non ha dato i risultati sperati e le vendite sono in calo persino in Cina, dove storicamente la casa tedesca ha sempre fatto bene. La retromarcia verso i motori a combustione e il taglio di molti posti di lavoro ha fatto crescere leggermente i margini, ma le acque sono ancora agitate. Per evitare una seconda débâcle finanziaria, a Stoccarda si sono tenuti numerosi incontri: strette di mano ferree, sguardi seri e completi costosi hanno prodotto la “Sportwagenschmiede ‘35”, che racchiude la strategia della Porsche da qui ai prossimi dieci anni.

UN LABORATORIO PER PROGETTARE IL FUTURO. Quella lunga e strana parola significa letteralmente “laboratorio di auto sportive”, e già qui tiriamo un sospiro di sollievo: la Porsche sa ancora bene cosa la rende tanto apprezzata e rinomata nel mondo. Il focus, quindi, sarà sulle sportive e sulle supercar, senza dimenticare suv e berline e puntando sulla qualità più che sulla quantità. La casa tedesca mira ad avere un Break Even Point (punto di pareggio, da lì in avanti un’azienda comincia ad avere profitti) al di sotto delle 200.000 auto vendute (erano quasi 280.000 nel 2025), e le parole chiave per aumentare i margini sulla singola vettura sono esclusività, efficienza e flessibilità.

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IL DNA NON CAMBIA. Da qui al 2035 la Porsche punta ad ottenere un ritorno sulle vendite (ROS) per tutto il gruppo fra il 10 e il 15% e un margine sul flusso di cassa fra il 9 e il 12%. Questo dovrebbe garantirle sufficiente liquidità per investire in nuovi modelli e pagare fornitori e dipendenti. Certo, è più divertente guidare una 911 GT3 RS che discutere delle finanze dell’azienda, ma se volete che la 911 continui a esistere capirete l’importanza della questione. Michael Leiters, l’amministratore delegato della Porsche, ha detto di voler restare fedele al Dna sportivo della casa e al tempo stesso rafforzare la stabilità dell’azienda riducendo i costi e migliorando organizzazione e gestione. I primi passi sono stati quelli di prevedere (purtroppo) tagli per 9.000 posti di lavoro entro il 2035, di cedere le quote della Bugatti e del Gruppo Rimac, di cominciare a progettare una nuovo suv “compatta” con motore termico e, a breve, la presentazione della Mission S, la nuova supercar a motore centrale.

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IL RITORNO DI UNA SUPERCAR. La 911 resta la gallina dalle uova d’oro per la Porsche, e la Mission S non andrà a intralciarne le vendite perché si collocherà un gradino più in alto: più vistosa, più veloce, più costosa, insomma senza girarci intorno sarà l’erede della Carrera GT e della 918 Spyder. La S potrebbe montare un inedito otto cilindri boxer: si stima una potenza intorno ai 750 CV e la linea rossa del contagiri a quota 8.000. Sarà probabilmente ibrida, con forme simili a quelle della concpet Mission X (nella foto qui sopra), ma poggerà su una base meccanica tutta nuova. Insomma, “la nostra lettera d’amore verso le auto sportive”, come ha definito la Mission S la Porsche, fa ben sperare: la casa di Stoccarda sembra aver trovato la giusta messa a fuoco sul proprio futuro e preparato la strada a una nuova stagione di successi.

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