Ecco perché per piacere le auto sportive non devono essere perfette!

Ecco perché per piacere le auto sportive non devono essere perfette!

Qui a veloce non ci convincerete mai di una cosa: che le auto siano sempre e solo ammassi di acciaio e gomma assemblati per funzionare da un punto A a un punto B. Una grossa fetta del mercato automotive viene destinata a meri compiti di trasporto, ma una nicchia non indifferente ha scopi ben più elevati, scaldarci nel profondo (no, non ci riferiamo ai sedili riscaldati) e generare emozioni indissolubili. Il legame che un appassionato sviluppa con la propria auto sportiva – magari acquistata dopo anni di sacrifici – va ben oltre il possesso: implica gusti individuali, soddisfazione, espressione della propria personalità, libertà e l’isolarsi dal mondo, senza dimenticare il puro e semplice piacere di guidare. 

Caterham Seven

TUTTO È RELATIVO. E badate bene, non parliamo necessariamente di auto veloci, bensì di quelle analogiche (moderne o classiche che siano), vetture con la quale potete ancora instaurare un dialogo a due vie, costruire un rapporto anziché subire indifferenza meccanica o elettronica. Parliamo quindi di auto perfette? Assolutamente… no, se non per i proprietari stessi. Ed è proprio questo il punto. Le auto sportive (e non) che ci appassionano sono spesso scomode, poco versatili, rumorose (più musica per noi), a volte è difficilissimo trovare i ricambi o curarle a dovere, eppure in garage non vorremmo altro.  

Aston Martin Vantage Volante 2

INTERAZIONE PERSONALE. La motivazione è presto spiegata: emozioni. Prendete una Maserati Granturismo S (oramai quasi ventennale), a dispetto del marchio non è certo priva di difetti ma già solo guardarla vi riappacifica col mondo, accendetela e i vostri livelli di stress si azzereranno all’istante. Stesso discorso per una Ariel Nomad: è migliore di una Rolls-Royce Cullinan? Nemmeno nel prossimo universo, non ha neanche le portiere, eppure so quale vorrei guidare e dover mantenere. Il tutto si rifà a una questione di priorità e piacere, noi anteponiamo il divertimento e l’interazione meccanica allo sfarzo o alla fruibilità, anche se ciò comporta qualche sacrificio.  

Honda Civic Type R

LEGAMI A LUNGO TERMINE. Per tutti i giorni, ad esempio, ho una scatoletta di trentadue anni fa (una Fiat Uno) scomoda, con sette cavalli nei momenti buoni, niente clima e un riscaldamento part time, ma – indovinato – non ho la benché minima intenzione di sostituirla; non solo costa pochissimo da manutenere e registra consumi che fan vergognare tante ibride moderne, ma con lei ho fatto viaggi memorabili e mi son sempre divertito non appena spuntava qualche tratto curvilineo. Analogico peraltro non significa necessariamente vecchio o senza portiere, basti pensare alla Cayman GT4 (qui la prova della RS) o alla Toyota GR 86, o anche alla piccola Hyundai i20 N, tutte vetture più o meno costose ideali anche nell’uso quotidiano; auto sportive moderne e con realisticamente ogni comfort necessario. Tutto il resto sono specchietti per le allodole.  

Renault-5-GT-Turbo

A CIASCUNO LA SUA. La varietà di vetture analogiche – nonostante il declino dell’offerta moderna – è ancora vastissima: ci sono persone che considerano perfetta un’Alfa 75, una Jaguar F-Type o una Lotus Elise, auto totalmente differenti il cui unico denominatore comune è rappresentato dalla capacità di generare emozioni; anche il metterci le mani da soli fa parte del gioco. In queste auto c’è molto di più di una carrozzeria e una manciata di pistoni e bielle, ci sono ricordi, conquiste, vi è una meccanica che appassiona e la possibilità di creare un legame persino affettivo, un qualcosa di infattibile con tanti asettici mezzi attuali. Una Caterham è perfezione assoluta? Impossibile. È troppo bassa da terra, è pratica quanto un coltello di cartapesta e il suo bagagliaio ha le dimensioni di un marsupio, ma chissenefrega, perché alla guida è un distillato di felicità. È tutto qui il segreto.

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