
Cinque supercar travestite da berline di lusso
Il rischio di passare inosservate non lo correvano di certo, perché erano auto di un certo livello, ma un occhio poco allenato poteva facilmente scambiarle per le loro versioni più “tranquille”. Macché tranquille e tranquille: sotto la “pelle” di queste cinque berline degli anni ’80 e ’90 “ruggivano” delle autentiche “belve”. Vetture capaci di scarrozzare comodamente tutta la famiglia e annessi bagagli, ma anche di fornire prestazioni da sportiva di razza e di dispensare forti emozioni a ogni accelerata. Alfa Romeo 164 Quadrifoglio, BMW M5, Lancia Thema 8.32, Mercedes 500 E, Opel Omega Lotus: ognuno di questi “feroci” bolidi con la coda, a modo suo, era speciale. Ecco perché.

ALFA ROMEO 164 QUADRIFOGLIO (1987). In rigoroso ordine alfabetico, cominciamo con la versione più potente dell’Alfa 164, quella mossa dal raffinato e osannato V6 “Busso” (dal cognome del suo celebre progettista Giuseppe) da 197 CV. Il 3.0 della Quadrifoglio, caratterizzata da ampie minigonne sottoporta e vistosi spoiler nei paraurti verniciati in grigio scuro e da grintosi cerchi in lega a cinque fori, forniva 197 CV (buoni per una punta massima “ufficiale” di 237 km/h) e una colonna sonora da pelle d’oca. E le sospensioni a controllo elettronico, all’epoca, erano una vera finezza nella categoria.

BMW M5 (1988). Per il solo fatto di essere l’ultima M5 mossa dal rinomato sei cilindri in linea della casa bavarese la seconda generazione della più sportiva delle BMW Serie 5 è un autentico mito, per gli appassionati. Sotto il cofano di questa berlina di lusso c’era un 3.5 assai raffinato (l’albero motore, per dire, è in acciaio forgiato, come nelle auto da corsa) capace di scaricare (attraverso un cambio manuale a cinque marce) ben 315 CV sulle ruote posteriori. Per guidarla al limite ci voleva mestiere, ma che soddisfazioni!

LANCIA THEMA 8.32 (1986). Sulla stessa base dell’Alfa Romeo 164 nasceva la Lancia Thema, una berlina dallo stile più classico ed elegante rispetto a quello della “cugina” più sportiva che usciva dai cancelli della fabbrica di Arese. La versione più potente era la 8.32, mossa dallo stesso 3.0 V8 con quattro valvole per cilindro delle Ferrari Mondial e 308, con 215 CV “addolciti” quel tanto che bastava per non rendere eccessivamente “nervosa” la guida di un’auto che doveva mantenere la sua signorilità pur essendo capace di accarezzare i 240 orari e di “bruciare” lo “0-100” in meno di sette secondi. Entra nel garage di Veloce e scopri di più sulla Lancia Thema 8.32.

MERCEDES 500 E (1990). E a proposito di berline eleganti, che dire della Classe E siglata W124? Un classico che non passa mai di moda, e che nella variante messa a punto con il contributo della Porsche è diventata un vero oggetto di culto. Il 5.0 V8 da 326 CV è quello della “sorella” SL degli stessi anni e la carrozzeria è pressoché identica a quella delle versioni più “tranquille” pur essendo più bassa di 23 millimetri. Le prestazioni? Da brividi: pur con un cambio automatico che proprio un fulmine non era, la pratica dello “0-100” veniva archiviata in meno di sei secondi, mentre la velocità massima era limitata elettronicamente a 250 km/h.

OPEL OMEGA LOTUS (1990). Questa virtuale rimpatriata di velocissime berline che fanno battere il cuore si chiude con la più sportiva di tutte. Come poteva essere altrimenti, del resto, dal momento che al suo sviluppo ha contribuito la Lotus? La “cura” degli ingegneri della casa di Hethel fece salire la cilindrata del sei cilindri in linea della Omega da 3.0 a 3.6, e con l’aggiunta di due turbo la potenza raggiunse i 377 CV. Il cambio manuale derivava dalla Chevrolet Corvette C4 più “cattiva” di tutte, la ZR-1, mentre i freni erano della specialista AP Racing. Prese d’aria e spoiler aggiuntivi la rendevano più aggressiva e aggressiva era anche la guida: la casa dichiarava una punta massima di 283 km/h e 5,2 secondi per toccare i 100 orari con partenza da fermo. Entra nel garage di Veloce e scopri di più sulla Opel Omega Lotus.




























